Il
telegiornale ha descritto come lucida follia l’ultimo
omicidio di un bambino ad opera della madre. Le parole
non riescono a rappresentare la portata emotiva di tale
evento.
L’infanticidio è un delitto che suscita enorme
emozione nell’opinione pubblica. La morte di un
bambino è una notizia che di per sé ha una
vasta portata emotiva, se poi questo delitto è
opera di un genitore, della madre o del padre la portata
emotiva risulta amplificata.
Gli ultimi fatti di cronaca riportano che questi delitti
avvengono in ambito familiare, luogo deputato alla cura
e alla protezione del minore, per questo il delitto appare
maggiormente efferato
Le notizie che vengono riportate danno l’impressione
che questi reati siano più frequenti, oppure hanno
una risonanza sociale maggiore.
In letteratura ,da millenni,si hanno notizie di delitti
sui minori come modalità di controllo demografico,
agito attraverso forme violente o mediante la pratica
dell’esposizione del neonato.
La modalità dell’esposizione prevedeva l’abbandono
del neonato per provocarne la morte o favorire il suo
ritrovamento da parte di coppie che non potevano avere
figli.
Sicuramente la maggiore attenzione dei mass media favorisce
la conoscenza del fenomeno, quando questo è notizia
di cronaca, è probabile che alcuni di questi delitti
non sia mai diventato notizia di reato, perché
non riconosciuti come tale.
I motivi che stanno alla base di comportamenti cosi efferati
da provocare la morte del bambino per opera di un genitore,
in particolare della madre, possono essere molteplici
.
In questi casi gli esperti, la società e la giurisprudenza
tendono a considerare il reato, frutto di un gesto sconsiderato,
commesso da una madre o un padre che ha perso la capacità
di intendere e di volere ,in quel determinato momento.
Gli esperti che intervengono nel ruolo di periti applicano
a posteriori conoscenze scientifiche cercando di analizzare
i comportamenti del gesto delittuoso sulla base della
loro esperienza studiandone le modalità e non sempre
giungono a medesime conclusioni.
Madri o padri che uccidono…., bisogna ipotizzare
di avere una crisi di pazzia per pensare di compiere un
delitto cosi efferato. A volte una storia di violenza
subita, una cultura di maltrattamenti in carenza affettiva,
scarsi o pochi contatti sociali, un contesto di degrado
culturale e sociale , che si intersecano con un evento
scatenante, possono condurre a scelte che con un altro
passato non avremmo mai preso in considerazione.
Una depressione strisciante e non trattata, una serie
di incomprensioni affettive col marito o con la moglie,
la solitudine e un confronto non obbiettivo con i propri
pensieri, il passato, un passato scomodo che ritorna o
che non ci ha mai abbandonato, possono costituire elementi
che forse… poi.. determinano gesti , risposte agite
in quel momento, senza pensare alle conseguenze dirette
sull’ALTRO ( bambino) , su noi stessi, e sui membri
della famiglia e sulla società.
Non sempre la malattia mentale può essere esaustiva
nello spiegare il delitto del figlio, a volte un’attenta
analisi delle cause sottostanti può fornire un
movente diverso e credibile, anche se …sconvolgente.
Una cultura di valori, una educazione al rispetto, un
contesto di legalità affermata e vissuta, l’amore
per l’ALTRO e per noi stessi, una vicinanza affettiva
e sensibile, un livello di dialogo e di attenzioni che
permettano una maggiore lettura di segnali, di eventi
che le persone a noi vicine potrebbero/dovrebbero attivare,
sicuramente, ….forse….. potrebbero far diminuire
il reato di infanticidio.
Non credo di essere un idealista, ma solo una persona
che crede e che ha fiducia nel genere umano.
I criteri di valutazione dell’idoneità al
ruolo e al compito di genitore non sono certi e stabili,
non possono rientrare in determinati valori numerici,
come per esempio i singoli parametri dell’esame
ematico.
Le singole valutazioni variano molto da soggetto a soggetto
e le gradualità del singolo stile di vità
sono titolarità del singolo. Non risulta facile
rilevare preventivamente futuri comportamenti che determineranno
il reato.
Sicuramente esiste una soglia di tollerabilità,
abbinata ad una fragile struttura di personalità,
che in presenza di uno stimoli o più stimoli, oltre
i quali, alcune tipologie di soggetti, possono attivare
condotte delittuose, arrivando anche ad uccidere il loro
figlio.
Sono genitori che prima perdono la ragione e contemporaneamente
uccidono o sono genitori che esaperati attivano comportamenti
delittuosi. In questo caso, l’esasperazione o la
volontà di ESPORRE il problema figlio è
da considerarsi incapacità di intendere o reazione
volontaria? Solo l’analisi a posteriori dell’evento
e dei protagonisti dell’evento può TENTARE
di dare spiegazioni.
Non so se il genitore che uccide il proprio figlio sceglie
consapevolmente di farlo, normalmente l’opinione
pubblica risulta maggiormente rassicurata se si dimostra
che la persona è impazzita, ma forse….. non
è sempre cosi. |