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“SPORT SENZA FUTURO, SENZA UNA SVOLTA AL SISTEMA”
Il grido d’allarme di Ivano Fanini, patron della
squadra ciclistica professionistica Amore & Vita Mac
Donalds: “Troppi interessi economici. Fermiamo il
doping, oppure non c’è speranza per i nostri
giovani”.
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di
Simone Dinelli |
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La
sua lotta contro il doping lo ha fatto diventare un personaggio
di fama internazionale: un innovatore, capace di dividere
e far discutere, forse inviso a chi non vuol cambiare
il sistema, certamente mai banale. Stiamo parlando di
Ivano Fanini, patron della squadra ciclistica professionistica
dell’Amore & Vita Mac Donalds, con sede a Lucca:
una passione di famiglia, la sua, ereditata da un padre
che già aveva creato un team sulle due ruote. Sotto
lo sguardo attento e competente di questo imprenditore
sono cresciuti decine e decine di campioncini in erba,
alcuni dei quali, poi, sono diventati degli autentici
fuoriclasse del panorama italiano e mondiale: Mario Cipollini,
Michele Bartoli e Andrea Tafi, tanto per fare solo tre
nomi. Ma potremmo andare oltre. Ci riceve nel suo ufficio,
un autentico museo zeppo di foto e ritagli di giornali
che narrano la storia del team, e con la consueta schiettezza
si sottopone alle nostre domande, raccontandoci in questa
intervista esclusiva il perché di una vita vissuta
in prima linea, lottando per dare allo sport un domani
migliore.
Patron Fanini, il ciclismo ha sempre fatto parte
della sua vita: come è nata la voglia di cambiare
questo mondo così affascinante e popolare, ma al
tempo stesso ricco di insidie?
“All’inizio degli anni Novanta ho iniziato
a capire, sulla pelle dei miei corridori, che c’era
qualcosa che non andava. Così sono nate le prime
iniziative contro il doping, divenute una vera e propria
missione a partire dal 1998, l’anno in cui sono
venuto a sapere che un mio atleta aveva rischiato di morire
dissanguato durante il Giro d’Italia, nel tentativo
di praticarsi da solo una trasfusione di sangue. Se il
mio allora direttore sportivo non fosse intervenuto, certamente
il ragazzo adesso non ci sarebbe più. Beh, lì
la mia coscienza mi ha detto basta, che non potevo più
andare avanti così. So che queste cose fanno impressione,
ma vanno raccontate senza veli affinché i giovani
sappiano cosa li aspetta quando si imboccano certe strade.
Da allora ho allontanato da me procuratori e medici, che
ritengo l’autentica piaga di questa disciplina,
cercando di parlare il più possibile con i miei
corridori: qualcuno che non ci voleva sentire da quell’orecchio
l’ho anche fatto smettere”.
Quali sono i requisiti con cui viene scelto un’atleta
della sua squadra?
“In realtà è molto più semplice
di quanto si possa pensare. La fama che mi sono conquistato,
infatti, non lascia spazio alle interpretazioni: chi vuol
venire da noi, sa che non può sgarrare, altrimenti
viene licenziato in tronco. Lo sanno i giovani che vogliono
mettersi in mostra e gli “anziani”, magari
pentiti per certi loro errori del passato: da noi non
si scherza con la salute. Ma sia chiaro che anche correndo
con l’Amore & Vita si può emergere, grazia
al sudore, all’allenamento e alla passione”.
Un suo giudizio sullo sport moderno?
“Molto sporco, molto inquinato. Il mondo in generale
è dopato, perché il settore dello sport
dovrebbe fare eccezione? Oggi conta solo il business,
i valori di un tempo sono scomparsi. Anch’io comincio
ad essere stanco, se entro un paio d’anni le cose
non cominceranno a cambiare, penso di mollare il professionismo.
Ricordiamoci che questa squadra resiste da oltre 25 anni,
un’eternità nel ciclismo, ma purtroppo sto
perdendo la voglia di lottare contro i mulini a vento.
Un esempio: tutti gli anni si fa un gran parlare di un
Giro d’Italia “pulito”, più umano
e a misura di atleta, ma poi al via si presentano puntualmente
squadre e atleti con alle spalle squalifiche in serie.
E nessuno dice nulla. Il mio gruppo paga la battaglia
che sto conducendo, a partire dal 1998 c’hanno chiuso
le porte in faccia. Ma in fondo è meglio così:
se i miei ragazzi si presentassero al via, dopo dieci
tappe arriverebbero tutti fuori tempo massimo”.
Cosa pensa della presenza di Lance Armstrong al
Giro del 2009?
“Di lui ammiro la lotta contro il cancro, meno altri
aspetti della sua carriera. Non c’è dubbio
che venga in Italia guardando anche a un futuro nella
politica del suo Paese, cercando un’impresa che
resti nel tempo e colpisca l’immaginario collettivo.
Mi auguro che venga controllato con grande attenzione,
ma so già che a suo carico non emergerà
nulla. E forse farebbe meglio a dedicare un po’
del suo prezioso tempo pure a quell’autentico cancro
che è il doping”.
C’è un consiglio che vorrebbe rivolgere
ai giovani che si avvicinano al ciclismo e allo sport
in generale?
“Abituatevi sin da bambini a pensare che per vincere
dovete contare soltanto sulle vostre forze. Voltate le
spalle a chi vi garantisce miracolosi aiuti sotto forma
di pasticche o strane alchimie. Vita sana, costanza negli
allenamenti, alimentazione regolata: questa è il
percorso da portare avanti. Ma è chiaro che anche
la Giustizia sportiva deve fare la sua parte: chi bara
deve pagare con squalifiche durissime. Da qui non si scappa,
se davvero si vogliono cambiare le cose”. |
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| COMMENTI |
12-01-2009
• LUCA MATTEINI
Per i giovani quello del doping è un problema drammatico.Vedendo
il mondo dello sport,mi sono fatto l'opinione che oggi sia
quasi impossibile raggiungere il professionismo senza "sporcarsi"
il corpo e l'anima. Le parole di Fanini sono sante parole.
Servono leggi durissime, non solo da parte della giustizia
sportiva, ma anche da parte di quella ordinaria. Chi bara
deve pagare penalmente. Il giocattolo si sta rompendo in
certe discipline, e il ciclismo è una di quelle più
a rischio. Il problema maggiore, però, è che
il mondo delle due ruote non collabora, chiuso a riccio
a protezione di sè stesso. Senza una svolta culturale
non si arriverà mai a nulla, e in questo anche la
scuola e le famiglie sono chiamati a fornire un contributo
fondamentale.
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10-01-2009
• MATTEO MARTORANA Seguo
da tanti anni e con grande passione il ciclismo e ho sempre
ammirato la battaglia condotta da Ivano Fanini. Doping,
omertà e ipocrisia stanno portando alla rovina questo
bellissimo sport; per questo ci vorrebbero molte altre persone
come Fanini. La sensazione, purtroppo, è che però
stia conducendo una battaglia contro i mulini a vento, e
che alla fine finirà anche lui con l'arrendersi.
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 |
Noi
siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà
occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa
alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. |
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Siamo
impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi
nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
al cuore dei suoi cittadini. |
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impegnati ad affermare il valore della famiglia quale
società naturale fondata sul matrimonio, da tenere
protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione
o legame. |
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Siamo
impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati
in nome della condivisione dei valori e dei princìpi
della nostra Costituzione, senza più accettare
che il diritto delle comunità prevalga su quello
degli individui che le compongono.
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Siamo
impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento
alla morte naturale, a considerare il nascituro come
"qualcuno", titolare di diritti che devono
essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa"
facilmente sacrificabile per fini diversi. |
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impegnati a diffondere la libertà e la democrazia
quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente
quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al
prezzo della schiavitù di molti che possono vivere
i privilegi di pochi. |
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Siamo
impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e
Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare
la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.
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Siamo
impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo
come un crimine contro l'umanità, a privarlo
di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte
le organizzazioni che attentano alla vita dei civili,
a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati
a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine
che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno
così come all'estero. |
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