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SE IL TERRORISMO È UN MESTIERE DA TRAMANDARE
VALORI: Nonno partigiano, padre, madre
e fratello Br Lui, in un libro, si vantava della tradizione
di famiglia
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di
Cristiano Gatti
(articolo tratto da "Il Giornale" - 19 Gennaio
2010) |
Sbaglia
chi si sorprende. Abbiamo troppo la tendenza a pensare che
almeno il figlio potrebbe essere diverso dal padre. Ma la
domanda vera da porsi è questa: perché mai
il figlio dovrebbe essere diverso dal padre? I figli sono
spugne: assorbono il clima di casa - tutto: parole, atteggiamenti,
senso della vita -, quindi rilasciano quanto hanno assorbito.
Chi ha respirato odio, rilascia odio. È molto difficile,
quasi un miracolo, che avvenga il contrario. Può
avvenire solo un processo di reazione totale, uguale e contraria
come nelle leggi fisiche: succede quando un figlio viene
compresso oltre il sopportabile da un’educazione esasperatamente
rigida, bacchettona, farisea. Allora sì: può
essere che da una famiglia così sbocci un figlio
completamente opposto, ribelle e anarcoide, insofferente
per partito preso. Ma se vogliamo essere molto precisi,
scopriamo che in fondo il processo è sempre lo stesso:
anche in questo caso ha assorbito comunque odio, sotto forma
di incomprensione, muro contro muro, e immancabilmente rilascia
odio.
Piccoli brigatisti crescono. All’ombra del padre Piero
Morlacchi, tra i soci fondatori delle Br, già morto
da tempo, si sta facendo le ossa un degno erede. È
legittimo parlare di arte familiare. Pure la madre, stesso
ramo, stessa filosofia e stessi valori: Heidi Peusch, tedesca,
risulta associata al marito anche nelle attività
extraconiugali. L’altro figlio, uguale: si chiama
Ernesto, nel giugno scorso finisce indagato in un’inchiesta
sul gruppo che prepara l’attentato al G8.
Perché allora stupirsi se Manolo fa suoi gli insegnamenti,
i sogni, l’odio tettati dal biberon? Stupirebbe molto
di più, riconosciamolo, se coltivasse ambizioni da
tronista o se stesse partendo per le missioni africane.
Ci sono tradizioni di famiglia che restano addosso come
una seconda pelle. Oltre tutto, Manolo ne è dichiaratamente
fiero. Ci ha scritto sopra un libro, dal titolo romantico
e programmatico: «La fuga in avanti - La rivoluzione
è un fiore che non muore». Nel volume, Manolo
racconta la storia della famiglia, giunta alla terza generazione,
in un certo modo paradigmatica, del movimento operaio italiano.
Il bombardamento di Milano nel ’44, il quartiere popolare
del Giambellino, il nonno partigiano e i suoi dieci figli.
Tra questi, il padre di Manolo, noto come Pierino, che negli
anni ’60 comincia a non quagliare più con la
linea pantofolaia del Pci e gradualmente si avvia per la
tangente, verso la derivazione nefasta che porta alla fondazione
delle Br.
Manolo, nato nel ’70, rievoca quei tempi come una
magica epopea. Molti suoi coetanei invidiano le fughe in
Riviera di mamma e papà sulla Lambretta, sapore di
sale sapore di mare, lui si commuove al pensiero di Curcio
che può tenere comizi al Giambellino con un servizio
personale di guardia armata, la polizia accucciata a debita
distanza. L’agenzia Ansa riporta le parole fiere di
Manolo sul tema: «Esiste una sola storia della lotta
armata in Italia, e mio padre ne fece parte appieno, dal
1970 a quando uscì di prigione nel 1986». Quindi,
l’orgoglio di figlio: «Mio padre rimase impermeabile
a ogni tentativo di alleggerire la propria condizione di
prigioniero, senza cercare le scorciatoie della dissociazione
o l’infamia del pentitismo». Un mito paterno,
un’infanzia trascorsa visitando i genitori nelle carceri
speciali d’Italia, per mano agli zii che ne hanno
l’affidamento: su queste basi, Manolo costruisce la
propria carriera politica. Si assorbe lotta armata, si rilascia
lotta armata: i figli sono spugne.
Questa saga dei Morlacchi non è neppure l’unica.
L’anno scorso, proprio di questi tempi, l’Italia
registra anche quella dei Ferrandi: il padre Mario, detto
«coniglio» per i dentoni alla Ronaldinho, che
nel ’77 spara assieme ai compagni contro la polizia,
durante una manifestazione, uccidendo il vicebrigadiere
Antonino Custra, e trent’anni dopo il figlio Valerio,
che colleziona denunce per okkupazioni varie e alla fine
viene arrestato con quattro borse piene di mazze, spranghe,
chiavi inglesi, poco prima di partecipare ad una manifestazione
milanese dei centri sociali.
Siamo alla discendenza dinastica della rivoluzione armata.
Questa magnifica nazione non si risparmia nulla. La custodisce
nel proprio Dna, questa tendenza a replicarsi per via domestica.
I notai vivono nel terrore che i figli vogliano partire
per il giro del mondo in barca a vela o si mettano in testa
di aprire un allevamento di struzzi: a chi lasciare, nella
drammatica eventualità, il prestigioso dominio delle
carte bollate? I farmacisti, non ne parliamo: se qualche
estraneo si mette di traverso, sono pronti a barricarsi
oltre il bancone, brandendo siringhe infette, per difendere
il diritto naturale a cedere il feudo agli eredi naturali.
Persino l’impiegato di banca è disposto a pre-pensionarsi,
ponendo come condizione l’assunzione del figlio al
suo posto. Nel nostro recente passato ci sono persino enti
e istituzioni che prevedono nello statuto il passaggio della
scrivania dal genitore all’erede. Per una volta, sorvoliamo
sulla politica...
Arti e mestieri, di padre in figlio. Dagli orefici fino
ai camorristi, nel bene e nel male vantiamo una gloriosa
tradizione di strenua difesa del patrimonio familiare. Spesso
definiamo il fenomeno con un termine vagamente indispettito:
nepotismo. Quando vogliamo usare un eufemismo positivo,
perché magari ci tocca direttamente in casa, usiamo
la poetica immagine dei figli d’arte. Ora apprendiamo
di averli anche nel settore terrorismo. Ci mancava. |
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MODULO
PER IL COMMENTO |
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Noi
siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà
occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa
alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. |
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Siamo
impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi
nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
al cuore dei suoi cittadini. |
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| Siamo
impegnati ad affermare il valore della famiglia quale
società naturale fondata sul matrimonio, da tenere
protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione
o legame. |
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Siamo
impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati
in nome della condivisione dei valori e dei princìpi
della nostra Costituzione, senza più accettare
che il diritto delle comunità prevalga su quello
degli individui che le compongono.
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Siamo
impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento
alla morte naturale, a considerare il nascituro come
"qualcuno", titolare di diritti che devono
essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa"
facilmente sacrificabile per fini diversi. |
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Siamo
impegnati a diffondere la libertà e la democrazia
quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente
quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al
prezzo della schiavitù di molti che possono vivere
i privilegi di pochi. |
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Siamo
impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e
Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare
la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.
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Siamo
impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo
come un crimine contro l'umanità, a privarlo
di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte
le organizzazioni che attentano alla vita dei civili,
a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati
a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine
che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno
così come all'estero. |
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