E’
il caso politico del momento, capace di dividere maggioranza
e opposizione governativa, oltre che Italia e Nazioni
Unite: è giusto o no il rimpatrio forzato dei clandestini?
La vicenda è nota a tutti: il nostro Paese ha deciso
di usare il pugno di ferro; quando viene avvistato un
barcone o comunque un mezzo con a bordo extracomunitari
privi di permesso di soggiorno, viene obbligato a fare
marcia indietro. Dall’Onu sono arrivate pesanti
critiche, ma il Ministro Maroni tira dritto. La nostra
associazione ha sempre sottolineato i rischi e i pericoli
derivanti dall’immigrazione clandestina e anche
il capo della Polizia di Stato, Antonio Manganelli, ha
spiegato a chiare lettere che essa rappresenta il fenomeno
più grave registrato in Italia, dopo quello mafioso.
Pieno appoggio da parte di Occidens, dunque, alla politica
del Viminale nel contrasto agli ingressi irregolari nel
nostro Paese, accompagnato dalla necessità di continuare
sulla linea della fermezza. Secondo i dati di maggio forniti
dalla Polizia stessa, la popolazione carceraria è
formata per il 38 per cento da immigrati clandestini e
nella media nazionale un terzo degli autori di reato è
clandestino. In certe parti d’Italia, poi, il rapporto
tra reati e immigrazione clandestina è pari al
60 – 70 per cento. Si tratta del più grave
fenomeno registrato dagli anni ’90, dopo la criminalità
mafiosa. Scendendo nel dettaglio, al Nord, e in particolare
nel nord est, si toccano picchi del 60 - 70 per cento.
La maggior parte degli immigrati clandestini entra in
Italia non con gli sbarchi, ma con un visto turistico.
Solo il 10 per cento dei clandestini arriva nel nostro
Paese via mare, mentre il 65 - 70 per cento giunge regolarmente
e poi si trattiene irregolarmente. Il problema è
che il 70 per cento di quei crimini commessi nel nord
est da irregolari, è compiuto proprio da chi arriva
con visto turistico e poi rimane clandestinamente sul
nostro territorio. Occorre quindi non solo il contrasto
all’ingresso, ma il controllo della permanenza sul
territorio. Ricette miracolose non ce ne sono, ma la prevenzione
resta un pilastro fondamentale, oltre alla certezza della
pena. La nostra associazione ha puntato tante volte l’accento
su questo aspetto, a nostro avviso imprescindibile. In
Italia, oggi, l’unica cosa certa, purtroppo, è
l’incertezza della pena; una situazione, questa,
che rende praticamente nulli tutti gli sforzi delle forze
dell’ordine, costretti a veder circolare liberamente
malfattori arrestati, magari, solo poche ore prima. Situazione
allarmante, ormai oltre il livello di guardia: i cittadini
hanno paura, chiedono più sicurezza. I sondaggi
indicano con chiarezza questa richiesta d’aiuto
che proviene dalla gente. Ben vengano, in conclusione,
provvedimenti come quello del Governo. |
| 10-01-2010•
FRANCO MASINI
No, non sono daccordo per niente. Non si possono
cacciare indietro persone che dopo aver traversato il
deserto, aver subite chissà quali e quante vessazioni
e soprusi e quando finalmente si vede avvicinare da una
motovedetta Italiana....invece di venire accolti con calore
umano ed aiutati a scendere a terra in una terra che non
solo brilla per umanità ma anche per spirito cristiano,
ebbene si vede ricacciare indietro! Che delusione, che
rabbia, che rancore! Ma ve lo immaginate il povero contadino
africano, la povera donna (magari in cinta!), i bambini
rinnocenti ricacciati in quell'Inferno dal quale a stento
sono riusciti a fuggire? Ebbene fate un piccolo e modesto
sforzo di comprensione, applicate il Vangelo e vedrete
che simili cose vi appariranno nella loro giusta luce.
Non siamo cani noialtri e erte cose non si fann0o né
si dicono nemmeno! Mi spiace dirlo ma a un articolo così
poco umano e soprattutto cristiano (dopo che ci siamo
professati ferventi Cattolici) ebbene, mi oppongo e sapete
cosa vi dico? Non lo devevano nemmeno scrivere, non da
un Italiano! Ciao Franco (PS.attendo smentita) |