PERCHE’ NON SONO D’ACCORDO SULLA CASTRAZIONE
CHIMICA
Una pratica barbarica, può dare sicurezza sull’irripetibilità
di un atto selvaggio? La vera necessità è
la certezza della pena. |
di
Mauro Celli |
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Oggi,
ancora più intensamente, si torna a parlare di misure
drastiche ed appropriate, nei confronti di stupratori e
pedofili. La brutale ondata di violenze registrate in Italia
in questi ultimi mesi e puntualmente raccontate dalle cronache,
con dovizia di particolari, spesso raccapriccianti, ha scatenato
una reazione comprensibile quanto estrema, nei confronti
di chi, con una condotta assolutamente innaturale, commette
certi gesti. Si è cominciato così, a parlare
in maniera più concreta della castrazione chimica,
un intervento medico che, attraverso la somministrazione
di alcuni farmaci, crea di fatto l’impotenza nel soggetto
in questione. Una pratica di cui si discute da diversi anni,
e in Italia, diventata bandiera soprattutto della Lega Nord,
alla quale oggi, si unisce un coro di sostenitori, come
la stessa sinistra, che attraverso alcuni suoi illustri
esponenti, sembra possibilista su questo argomento, dimenticando
per incanto anni ed anni di battaglie di falso moralismo.
Io mi sento invece di discernere il problema, separando
la questione penale da quella, ancor più importante,
di sradicamento di questo barbaro fenomeno dalla nostra
società. Allora mi chiedo, può servire un
intervento chimico, per evitare che una persona malata (scusate
il buonismo per definirla in tal modo) possa evitare di
commettere nuovamente un simile crimine? Il mondo medico-scientifico
in questo senso appare molto chiaro. La castrazione chimica
consiste nel somministrare a soggetti maschili delle sostanze
come il medrossiprogesterone acetato, un ormone femminile
che in ginecologia viene spesso utilizzato tra l’altro,
come contraccettivo. L’assunzione di questo prodotto,
nelle persone di sesso maschile, sopprime l'erezione e l'eiaculazione
oltre che ridurre drasticamente la libido. Non c’è
tuttavia certezza, da parte dei ricercatori, sulla validità
e soprattutto sulla sicurezza di questa procedura. Nel caso
dello stupratore infatti, l’aggressività non
deriva sempre da una sorta d’incontrollata smania
sessuale nei confronti dell’altro sesso, si registra
invece una carica aggressiva dell’uomo, nei confronti
della donna. Una repressione virile dell’individuo
quindi, annienterebbe questa vocazione violenta? Se il trattamento
chimico sopprime la libido e non agisce sulla carica aggressiva
dello stupratore, avremmo risolto il problema? Uno stupratore
anche impotente può comunque aggredire e fare violenza
alla vittima con oggetti o provocarle lesioni gravi. Va
detto inoltre, perché le bestie non dobbiamo essere
noi, che sulla castrazione chimica, pur conoscendo alcuni
effetti collaterali di prodotti come il medrossiprogesterone,
che ad esempio può provocare malattie cardiovascolari
e diabete, non sono ancora conosciuti effetti sull’uomo,
in tempi medio lunghi. Ma sul nostro piatto della bilancia
voglio porre ancora un’altra questione. Cioè
quella etica. E’ lecito, per una società civile,
sottoporre un individuo, senza il proprio consenso, ad una
procedura medica, così altamente invasiva. Certamente
se pensiamo ad un criminale che si macchia di un reato come
lo stupro o, addirittura ad un pedofilo, la nostra risposta
affermativa non tarderebbe ad arrivare. Scusateci però,
trattando questo argomento, non posso fare a meno di pensare
all’attività pseudo medica dei lager nazisti.
Non posso non ricordare Josef Mengele ed Auschwitz, dove
con molta probabilità gli effetti di certi farmaci
sono stati sperimentati per la prima volta.
Siamo punto e accapo. La soluzione, o quanto meno il proposito
di porre un freno perentorio alla violenza e alla criminalità,
si riduce alla necessità della certezza della pena.
Si perché è assolutamente inutile invocare
ragione e giustizia, quando il nostro potere giudiziario
non riesce a far stare in carcere i peggiori delinquenti.
E’ superfluo appellarsi a condanne severe e magari,
come in questo caso, invasive della persona, per coloro
che si macchiano di orrendi crimini, quando certi farabutti,
non hanno nemmeno il tempo di ambientarsi nelle patrie galere
che sono immediatamente liquidati, sbattuti fuori pronti
a delinquere, come prima. Credo che possa essere determinante
scontare fino in fondo la pena assegnata. Sono convinto
sulla necessità di non concedere commutazioni di
pena, attenuanti e buone condotte. Chi è condannato
in via definitiva, deve saldare il proprio debito, senza
sconti, soprattutto se la colpa è aberrante come
uno stupro o una qualsiasi violenza su un minore. Come si
può pensare ad un inasprimento della condanna, attraverso
un intervento chimico sulla persona, quando da noi, nessuno
in realtà paga totalmente, per il male commesso?
Allora cambiamo le regole delle condanne, togliamo benefici
e aiuti per falsi pentimenti, poniamo dei paletti anche
alla discrezionalità dei magistrati che, se pur in
buona fede, consegnano la libertà a chi non è
degno di quel valore o forse ancora non lo merita. Forse
in questo modo otterremo qualcosa? Non lo sappiamo. Ma finché
la detenzione, sarà considerata un brevissimo intervallo
della propria vita, a spese dello Stato, non lo potremmo
mai sapere.
I fatti degli ultimi giorni fanno riflettere: Alexandru
Isztoika Loyos la belva romena che il 14 febbraio scorso
ha stuprato una ragazzina a Roma, era stato giudicato pericoloso
dall’ex prefetto di Roma e dal questore di Viterbo,
che ne avevano chiesto il rimpatrio in Romania. Nel luglio
scorso il giudice del Tribunale di Bologna, Mariangela Gentile,
un magistrato onorario della sezione civile, aveva sentenziato:
«Non sussistono i requisiti di pericolosità
necessari per l’allontanamento» Il romeno, invece
di essere rispedito in patria, fu dunque rimesso in libertà.
Quando si dice giustizia e certezza della pena … |
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| COMMENTI |
2-3-2009
• marco1959
Essere troppo umani, certe volte non serve a niente.
Sono un cattolico e anch'io condivido la preoccupazione
sull'essere "bestie". Ma in questo mi sarei abbastanza
duro. Soprattutto se penso: " ... ma se toccasse a
mia figlia?" Grazie e saluti.
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8-3-2009
• ROBERTO AIELLO
Ho
letto i due interventi che riguardano la posibilità
della castrazione chimica per coloro che commettono delitti
di stupro. A me pare che i due interventi convergono su
quello che ormai appare il vero problema del Paese: la questione
giustizia. Infatti la preoccupazione che emerge anche dell'intervento
favorevole alla castrazione, nasce dalla costatazione della
mancanza della certezza dell'espiazione della pena per coloro
che commettono i reati di cui parliamo. Oggi più
che mai è, a mio modesto avviso, pericoloso lasciarsi
andare all'emotività dimenticando che, comunque,
stiamo parlando di persone. E' certamente vero che chi compie
delitti deve pagare per ciò che ha fatto, ma lo scopo
deve essere sempre quello di una "redenzione"
della persona che commette reato. Bisogna riflettere su
un punto fondamentale in questi casi: dove ricerco il criterio
per giudicare una persona? La persona ha valore in se in
quanto persona oppure il valore è determinato dalla
sua condizione (magari anche di peccatore)?. Usciamo da
un triste periodo della nostra storia, mi riferisco al caso
Englaro, in cui taluni magistrati hanno inteso imporre alcuni
principi alla società distorcendo le leggi in vigore
nel Paese fino a causare la morte di una povera ragazza
che certamente non aveva scelto di fare la fina che le hanno
imposto. E' solo un esempio per riaffermare che le leggi
sono fatte per essere rispettate e non interpretate, così
se la legge italiana prevede il carcere per chi stupra deve
essere carcere fino all'ultimo giorno e basta. Grazie.
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20-3-2009
• PIER ANTONIO TOMELLINI
Mi
ritrovo d'accordo con i commenti di SUOR TERESA e PAOLO,
apposti in calce all'altro articolo, speculare. Peccato
che non esista più il comune senso del pudore che,
fino a pochi anni or sono, teneva riservate notizie di questo
tipo. Questo è un esempio di giornalismo che non
ci appartiene. Anche la discussione sui possibili rimedi
è quasi peggiore del male che dovrebbe curare: per
chi è portato a delinquere, solo la certezza di scontare
la pena è un valido deterrente. Veramente qualcuno
pensa che, proprio in Italia, verrebbe mai applicata seriamente
una misura così severa? Quello che mi preoccupa è
cosa rimane al comune cittadino di tutto questo parlare.
Forse, un vago sentore che questo mondo non sia più
un posto in cui vale la pena vivere, lavorare, tirare innanzi,
bombardati in ogni dove da morti violente e dolore per qualcuno.
Peccato non sia sentita l'esigenza di contrastare questa
continua tendenza a parlare sempre e solo male del mondo.
Non rimane che cristianamente ritirarsi in famiglia, nel
lavoro, negli affetti, rinviando l'incontro con la cattiveria.
Buona lettura.
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20-3-2009
• CHIARA
Trovo molto pericolosa questa esaltazione collettiva.
I Magistrati sono uomini come noi... magari a volte sbagliano,
ma il loro scopo è applicare le leggi Italiane.
Se poi gli avvocati difensori trovano 1000 scappatoie
non possiamo crocifiggerli sempre. Questa caccia allo
stupratore e al pedofilo potrebbe portare ad un fenomeno
pericolosissimo... le aule dei tribunali intasate da processi
fasulli. Stiamo molto attenti a questo. Basta poco per
dare dello stupratore o del pedofilo ad una persona. la
pedofilia e la violenza sulle donne sono una piaga sociale
da combattere nel modo più deciso possibile...
ma ricordiamoci della caccia alle streghe...
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