Gesù
è stato giudicato - duemila anni fa - dalle varie
magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la
“giustizia” di allora. Oggi la Corte europea
di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare
esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente
massacrato dalla “giustizia umana” viola la
libertà religiosa. È stato notato che semmai
il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia
umana e cosa è il potere ed è quindi un
grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità)
e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi
giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti
che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di
quel loro “errore giudiziario” o meglio di
quella loro orrenda ingiustizia).
Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di
oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce
“una violazione del diritto dei genitori a educare
i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione
alla “libertà di religione degli alunni”.
Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel
diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni
stataliste che non riconoscono la libertà di educazione
e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti
ideologici. La seconda ragione è ancor più
assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno,
ma è il simbolo della nostra storia.
Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza
di senso storico, cioè di consapevolezza culturale,
questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare
ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo.
Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche
le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua
(una settimana), perché violerebbero la libertà
religiosa.
Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della
nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo
(che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora
di religione cattolica) sono di per sé un “attentato”
alla libertà altrui. I giudici di Strasburgo dovrebbero
esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran
parte della storia dell’arte e dell’architettura,
di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro
si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?)
o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi
repertori di musica classica e di tanta parte del programma
di filosofia.
Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa
di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe
essere considerato - stando a quei giudici - un attentato
alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere
della parola “italia” significano “isola
della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche
il nome della nostra patria per non offendere gli atei?
E l’Inno nazionale che richiama a Dio? Perfino lo
stradario delle nostre città (Piazza del Duomo,
via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura
l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle
colline umbre e toscane - come spiegava Franco Rodano
- è dovuto alla storia cristiana e ad un certo
senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare
anche quelle? Ma non solo.
Come suggerisce Alfredo Mantovano, «se un crocifisso
in un’aula di scuola è causa di turbamento
e di discriminazione, ancora di più il Duomo che
“incombe” su Milano o la Santa Casa di Loreto,
che tutti vedono dall’autostrada Bologna-Taranto:
la Corte europea dei diritti dell’uomo disporrà
l’abbattimento di entrambi?». Signori giudici,
si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui
peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università
(a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati
proprio dal seno della Chiesa? Infine (spazzata via la
Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca)
si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi
diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo)
letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto
internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla
storia cristiana?
La stessa Costituzione italiana - fondata sulle nozioni
di “persona umana” e di “corpi intermedi”
(le comunità che stanno fra individui e Stato)
è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche
quella come un attentato alla libertà di chi non
è cattolico?
E l’Europa? L’esistenza stessa dell’Europa
si deve alla storia cristiana, se non altro perché
senza il Papa e i re cristiani prima sui Pirenei, poi
a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata
via diventando un califfato islamico. Direte che esagero
a legare al crocifisso tutto questo. Ma c’è
una controprova storica.
Infatti sono stati i due mostri del Novecento - nazismo
e comunismo - a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi
dalle aule scolastiche e dalla storia europea. Odiavano
l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce,
furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo
ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono
in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori)
della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché
della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà).
Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta
“guerra dei crocifissi” con la quale tentò
di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine
di Gesù crocifisso. Non sopportavano quell’ebreo,
il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del
Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico
dei loro dèi del sangue e della forza.
Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare
Cristo dalla storia stessa. Se le moderne istituzioni
democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi
del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea
dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare
che la tragedia del Novecento è stata provocata
da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di
sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano
significate proprio dal Crocifisso?
Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia
Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando -
negli anni Ottanta - vi fu un altro tentativo di cancellarlo
dalle aule: “Non togliete quel crocifisso”
fu il titolo del suo articolo. Scriveva: “il crocifisso
non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine
della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo
l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino
allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il
mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo?
(…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro,
in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei.
Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei?
Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non
è forse morto nel martirio, come è accaduto
a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il
segno del dolore umano”.
La Ginzburg proseguiva: “Non conosco altri segni
che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo(…)
prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini
sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti
e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e
nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della
nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà
fra gli uomini … A me sembra un bene che i ragazzi,
i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.
Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo
apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia
del mondo”, scrive la Ginzburg. Infine il crocifisso
è il più grande esorcismo contro il Male.
Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di
stare sui nostri muri, ma il contrario.
Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi
muri appesi ai crocifissi (…)”. Letteralmente
crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo.
Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine -
come accade in Arabia Saudita - potranno proibirci anche
di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può
impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la
scelta intima di ognuno. La più importante. |