Giustizia
è fatta. La corte europea per i diritti dell’uomo
(?) ha sentenziato. Il crocifisso deve essere rimosso
dalle aule scolastiche perché: “costituisce
una violazione del diritto dei genitori a educare i figli
secondo le loro convinzioni, la sua presenza è
una violazione alla libertà di religione degli
alunni”. Sentenza orripilante. Raccapricciante.
Le deliranti aberrazioni nord europee sulla cristianità,
mietono nuove vittime. Dopo lo sconvolgente invito a non
festeggiare il Natale dettato lo scorso anno in alcune
contee inglesi, perché irrispettoso nei confronti
di altre religioni, oggi arriva questa sentenza che lascia
esterrefatti. Prossimamente, tutti gli italiani di “buon
senso” verranno dotati di picconi, perché
inizierà in Italia, una campagna di distruzione
di tutto ciò che visibilmente possa avere qualsiasi
riferimento alla religione cattolica, come fecero i talebani
in Afganistan, in pieno oscurantismo. Si partirà
con le opere d’arte, quadri, statue e monumenti,
per poi passare alle chiese, le basiliche, i grandi tempi
della cristianità. Quindi, di fondamentale importanza,
sarà compito delle istituzioni abrogare definitivamente
le festività cristiane: Natale e Pasqua saranno
cancellati per sempre, non si festeggerà più
nessuna festa Mariana, il 15 agosto così come l’8
dicembre si lavorerà tutti un’ora in più
per devolvere il nostro obolo, alle giovani vittime atee,
che hanno dovuto sopportare secoli e secoli di tradizioni
cristiane. Si concluderà poi con la toponomastica.
Dovranno essere cancellate le strade, le piazze, il cui
nome riconduca alla cattolicità. I bambini non
dovranno mai leggere il nome di un santo per le strade,
per evitare che in qualche modo possa: “costituire
una violazione del diritto dei genitori a educare i figli
secondo le loro convinzioni, evitando ogni violazione
alla libertà di religione”. E’ così
qualche “parruccone” nella cittadina alsaziana,
alla faccia di millenni di storia e di civiltà,
di cultura ed educazione e in barba al più intimo
attaccamento alle proprie radici, con semplice gesto di
una penna, vorrebbe cancellare tutto. Ci vuol ben altro.
Ma da dove è partita questa allucinante storia.
Sette anni fa, una signora di nome Soile Lautsi Albertin,
cittadina italiana ma originaria della Finlandia (a proposito
come mai la signora non ha ancora chiesto alle autorità
finlandesi di togliere la croce dalla propria bandiera,
la “siniristilippu” modellata su quella danese,
che forse non tutti sanno prende origini dalle crociate
…) chiese all’istituto comprensivo statale
di Abano Terme in provincia di Padova, di togliere la
croce dalle aule frequentate a scuola dai propri figli
che, aggiungiamo noi, sarebbero dovuti crescere in un
sano ambiente ateo, sterilizzato da certe visioni confessionali.
La croce avrebbe potuto turbare la coscienza dei due bambini
in questa sana famigliola agnostica. A richiesta respinta
dal consiglio d’istituto, mentre i figli portavano
avanti il proprio cammino scolastico ed oggi, probabilmente
non saranno più neanche a scuola, Soile Lautsi
Albertin ha proseguito imperterrita sulla sua strada,
facendo ricorso ad ogni tribunale possibile nel giro di
centinaia di chilometri, confezionando ricorsi su ricorsi
ovunque, contro ogni sentenza che le dava torto, fino
alla Corte Costituzionale. Una sfilza di appelli che hanno
l’aspetto più di uno scontro di matrice propagandistica
che una battaglia sui diritti. Nel frattempo l’italo-finlandese
aveva incassato l’appoggio dell’Unione degli
atei e degli agnostici razionalisti, trasformando la propria
gara (forse era proprio quello che ha sempre cercato Soile
Lautsi Albertin) in una sorta di campagna ideologica anticlericale,
contro cristiani e soprattutto contro i cattolici. Oggi
la signora, con il marito gongolano, anche se non vogliono
farsi riprendere da telecamere e fotografi, perché
dicono, temono per la propria incolumità, o forse
si vergognano di aver fatto un passo avanti verso l’abrogazione
di quella circolare del 29 maggio 1926 a firma del ministro
Alfredo Rocco.
Fatto sta che la sentenza di Strasburgo, lascia un segno
indelebile. Un verdetto al quale, con nostra grande meraviglia
e altrettanta soddisfazione, tutti, in modo trasversale,
si sono detti assolutamente contrari, se vogliamo escludere
esigui e sparuti gruppi di extraparlamentari anacronistici
e numericamente inconsistenti. Una sentenza che forse,
comincia e risvegliare quegli animi sopiti, che hanno
accettato fino ad oggi, attraverso colpevoli silenzi accondiscendenti,
l’avanzata di un relativismo scellerato. Una sentenza
che forse è anche figlia della volontà di
non trascrivere sulla costituzione europea, l’importanza
delle radici giudaico-cristiane della nostra civiltà.
Un errore che pagheremo ancora per molto. Oggi in Italia,
qualcosa si è risvegliato, se vogliamo grazie a
quest’abbaglio giuridico. La croce è per
tutti, credenti e no, un simbolo di pace, di amore e fratellanza.
Non trasmette odio e divisioni, ma al contrario rafforza
le ragioni dell’uguaglianza e della tolleranza.
Ci riconosciamo in pieno, nelle affermazioni in materia,
fatte dal Consiglio di Stato, nella decisione nr. 556
del 13 febbraio 2006, con la quale è stato stabilito
che: “il simbolo della croce è idoneo ad
esprimere valori civilmente rilevanti, come l'uguaglianza
e la solidarietà, che stanno alla base ed ispirano
il nostro intero ordinamento costituzionale ovvero il
fondamento del nostro vivere civile. In tal senso il crocifisso
potrà svolgere, anche in un orizzonte laico, diverso
da quello religioso che gli è proprio, una funzione
simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione
professata dagli alunni". E ancora il Tribunale Amministrativo
Regionale del Veneto, aveva stabilito dopo l’ennesimo
riscorso della signora finlandese, che il Crocifisso ha:
"una funzione simbolica altamente educativa, non
è, dunque, né una suppellettile, né
solo un oggetto di culto, ma un simbolo idoneo ad esprimere
l'elevato fondamento dei valori civili come la tolleranza,
il rispetto reciproco, la valorizzazione della persona,
l’affermazione dei suoi diritti, riguardo alla sua
libertà, autonomia della coscienza morale nei confronti
dell’autorità, solidarietà umana,
rifiuto di ogni discriminazione - che hanno un'origine
religiosa, ma che sono poi i valori che delineano la laicità
nell'attuale ordinamento dello Stato".
Noi ci ribelliamo a questa abietta sentenza e faremo quanto
è nelle nostre possibilità, per impedire
che ciò che è stato detto a Strasburgo possa
essere messo in pratica. Siamo d’accordo con coloro
che sostengono che questa decisone della corte europea
deve essere ignorata: ma vogliamo andare oltre, rivolgendo
l’invito a tutti gli italiani, cioè quello
di esporre il Crocifisso, ovunque, negli uffici, nei negozi,
in ogni stanza, non per un senso di rivalsa, ma un per
voler ribadire con forza il nostro attaccamento a quel
simbolo che esprime alti e grandi valori, non solo per
i cattolici, ma per tutti coloro che hanno ricevuto in
dono, la grazia e il privilegio di nascere e vivere in
questa civiltà. |