Non
tragga in inganno il titolo, dalle suggestioni a metà
tra Shakespeare e Battisti.
Le considerazioni espresse nelle righe che seguono non
hanno il gusto della commedia o della ballata né,
tantomeno, della tragedia; anche se – a guardar
bene – qualcosa di tragico trapela.
La scena si svolge, in un radioso mattino di giugno, nell’ampio
cortile d’un liceo romano: il Mamiani, storico istituto
classico, già teatro di fermenti sessantottini.
Mio figlio non è un pittore. I quadri sono quelli
degli scrutini delle classi, esposti in palestra.
Mi sembra di tornare indietro nel tempo. L’atmosfera
è quella di sempre, di quando in quei quadri figurava
il mio nome e, nell’aprirmi la strada tra la piccola
folla di ragazzi e genitori, provo la stessa indefinibile
ansia di allora. Oggi, il cognome è lo stesso,
ma il nome è di mio figlio, fortunatamente ammesso
in I liceo.
Sembra non essere trascorso neppure un giorno! Ma è
solo una fuggevole sensazione.
Molte cose, in realtà, sono cambiate, alcune in
modo radicale.
La circostanza che più mi colpisce – e che
mi ha indotto a scrivere queste brevi riflessioni –
è la constatazione di quanto descritto nella prima
colonna delle tabelle affisse ai muri della palestra.
La colonna in questione, subito dopo i nominativi degli
studenti, reca la voce “Religione”. Nella
classe di mio figlio i ragazzi che hanno frequentato l’ora
settimanale di religione sono 2 su 19.
Dirigo, allora, la mia ricerca anche sulle altre classi.
L’esito è certo ed evidente, quanto sconfortante
per un credente: indipendentemente dal grado scolastico,
dal IV ginnasio al III liceo, la frequentazione dell’ora
di religione risulta essere non superiore al 10%.
C’è da chiedersi come mai tanta astensione.
Le ragioni sono molteplici e complesse.
Ne descrivo solo alcune, ovviamente secondo il mio giudizio.
Le famiglie sono sempre più distanti da un approccio
confessionale all’esistenza, privilegiando –
per dirla con Pasolini - altre “religioni del nostro
tempo”, orientate all’esteriorità ed
all’estetica, piuttosto che all’interiorità
e all’etica. La religione cattolica e tutto ciò
che la Chiesa rappresenta, costituisce, per i più,
motivo di dileggio e di rancore, peraltro del tutto immotivato
ma sempre più diffuso e condiviso. Ciò è
rafforzato, inoltre, dall’affermarsi, nell’immaginario
collettivo, di una serie di tanto superficiali quanto
sconcertanti paradigmi a sostegno di una sorta di “controreligione”;
provo ad interpretarne alcuni: debole è colui che
crede e forte colui che non crede; il Papa non deve intervenire
nei fatti della vita civile; la religione cattolica trasforma
i valori in dogmi per rendere schiavi gli uomini ed esercitare
su di loro il suo potere; ognuno è libero di decidere
del proprio destino, senza alcun condizionamento di natura
spirituale.
Insomma, la religione è caduta in disgrazia, vittima
dell’indifferenza, dell’egocentrismo, del
relativismo.
In tutto ciò, c’è da chiedersi cosa
faccia mai durante l’ora di religione la moltitudine
di studenti che non intende frequentarla: si ammassa in
cortile, avvolta in una enorme, densa, tristissima nube
di fumo.
Ai miei tempi, l’ora di religione non era né
facoltativa né obbligatoria: faceva parte delle
materie previste, semplicemente, naturalmente. A nessuno
veniva in mente di non frequentare, tranne a coloro (più
unici che rari) che professassero altre religioni. Nessuno
di noi ha subito dei traumi o delle distorsioni di carattere
educativo da quell’esperienza. Il crocefisso era
appeso in ogni classe e non offendeva la sensibilità
di alcuno. Anzi, era una presenza familiare.
Ricordo il volto buono di Don Lupi, un sacerdote dedicato
agli altri, come ce ne sono ancora tanti, raccontare a
tutti noi delle sue esperienze missionarie in America
Centrale. Stavamo tutti ad ascoltare. Racconti di vita.
Racconti di amore. Alla fine dell’ora recitavamo
anche un pater noster. E nessuno si vergognava.
Dalla finestra della nostra classe si vedeva la cupola
di San Pietro e a mezzogiorno si sentiva il cannone del
Gianicolo sparare l’ora.
Ma tutto questo oggi è cambiato.
Roma, 23 giugno 2009 |