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UN
MATTINO D’INIZIO ESTATE
DAVANTI AI QUADRI DI MIO FIGLIO |
di
Fabrizio Dafano |
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Non
tragga in inganno il titolo, dalle suggestioni a metà
tra Shakespeare e Battisti.
Le considerazioni espresse nelle righe che seguono non
hanno il gusto della commedia o della ballata né,
tantomeno, della tragedia; anche se – a guardar
bene – qualcosa di tragico trapela.
La scena si svolge, in un radioso mattino di giugno, nell’ampio
cortile d’un liceo romano: il Mamiani, storico istituto
classico, già teatro di fermenti sessantottini.
Mio figlio non è un pittore. I quadri sono quelli
degli scrutini delle classi, esposti in palestra.
Mi sembra di tornare indietro nel tempo. L’atmosfera
è quella di sempre, di quando in quei quadri figurava
il mio nome e, nell’aprirmi la strada tra la piccola
folla di ragazzi e genitori, provo la stessa indefinibile
ansia di allora. Oggi, il cognome è lo stesso,
ma il nome è di mio figlio, fortunatamente ammesso
in I liceo.
Sembra non essere trascorso neppure un giorno! Ma è
solo una fuggevole sensazione.
Molte cose, in realtà, sono cambiate, alcune in
modo radicale.
La circostanza che più mi colpisce – e che
mi ha indotto a scrivere queste brevi riflessioni –
è la constatazione di quanto descritto nella prima
colonna delle tabelle affisse ai muri della palestra.
La colonna in questione, subito dopo i nominativi degli
studenti, reca la voce “Religione”. Nella
classe di mio figlio i ragazzi che hanno frequentato l’ora
settimanale di religione sono 2 su 19.
Dirigo, allora, la mia ricerca anche sulle altre classi.
L’esito è certo ed evidente, quanto sconfortante
per un credente: indipendentemente dal grado scolastico,
dal IV ginnasio al III liceo, la frequentazione dell’ora
di religione risulta essere non superiore al 10%.
C’è da chiedersi come mai tanta astensione.
Le ragioni sono molteplici e complesse.
Ne descrivo solo alcune, ovviamente secondo il mio giudizio.
Le famiglie sono sempre più distanti da un approccio
confessionale all’esistenza, privilegiando –
per dirla con Pasolini - altre “religioni del nostro
tempo”, orientate all’esteriorità ed
all’estetica, piuttosto che all’interiorità
e all’etica. La religione cattolica e tutto ciò
che la Chiesa rappresenta, costituisce, per i più,
motivo di dileggio e di rancore, peraltro del tutto immotivato
ma sempre più diffuso e condiviso. Ciò è
rafforzato, inoltre, dall’affermarsi, nell’immaginario
collettivo, di una serie di tanto superficiali quanto
sconcertanti paradigmi a sostegno di una sorta di “controreligione”;
provo ad interpretarne alcuni: debole è colui che
crede e forte colui che non crede; il Papa non deve intervenire
nei fatti della vita civile; la religione cattolica trasforma
i valori in dogmi per rendere schiavi gli uomini ed esercitare
su di loro il suo potere; ognuno è libero di decidere
del proprio destino, senza alcun condizionamento di natura
spirituale.
Insomma, la religione è caduta in disgrazia, vittima
dell’indifferenza, dell’egocentrismo, del
relativismo.
In tutto ciò, c’è da chiedersi cosa
faccia mai durante l’ora di religione la moltitudine
di studenti che non intende frequentarla: si ammassa in
cortile, avvolta in una enorme, densa, tristissima nube
di fumo.
Ai miei tempi, l’ora di religione non era né
facoltativa né obbligatoria: faceva parte delle
materie previste, semplicemente, naturalmente. A nessuno
veniva in mente di non frequentare, tranne a coloro (più
unici che rari) che professassero altre religioni. Nessuno
di noi ha subito dei traumi o delle distorsioni di carattere
educativo da quell’esperienza. Il crocefisso era
appeso in ogni classe e non offendeva la sensibilità
di alcuno. Anzi, era una presenza familiare.
Ricordo il volto buono di Don Lupi, un sacerdote dedicato
agli altri, come ce ne sono ancora tanti, raccontare a
tutti noi delle sue esperienze missionarie in America
Centrale. Stavamo tutti ad ascoltare. Racconti di vita.
Racconti di amore. Alla fine dell’ora recitavamo
anche un pater noster. E nessuno si vergognava.
Dalla finestra della nostra classe si vedeva la cupola
di San Pietro e a mezzogiorno si sentiva il cannone del
Gianicolo sparare l’ora.
Ma tutto questo oggi è cambiato.
Roma, 23 giugno 2009 |
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| COMMENTI |
14-7-2009
• ANGELA MARIA SCOTTO ROSATO
L’uomo ha bisogno di Dio: la natura umana,
limitata e consapevole dei suoi limiti, fragile di fronte
al male, acquista, attraverso la religiosità, quella
dimensione eterna e quella forza morale che difficilmente
l’uomo potrebbe raggiungere da solo. Fra dubbi e
travagli, oppressi da cure e interessi terrestri e materiali,
i quattordicenni, i sedicenni…che si pongono forse
per la prima volta , in modo diretto, il “dilemma
esistenziale”, perché a scuola rifiutano
l’ora di religione?
Condizionamenti sociali, ribellione giovanile contro istituzioni
considerate repressive, critica dell’autorità
all’interno della famiglia e della scuola, oltre
ai profondi mutamenti della psicologia individuale e di
massa dei giovani del terzo millennio, danno luogo spesso
ad una squallida “solitudine” interiore e
non ad una crescita umana.
Gruppi interi di preadolescenti prolungano l’infanzia
con l’incapacità di opporsi ai desideri,
alla voracità insaziabile di stimoli e giochi che
non arricchiscono affatto, come nel bambino,la loro vita
affettiva e l’intelligenza, ma la mortificano. Infatti
tra una sigaretta e l’altra, tra una “canna”
e l’altra, tra una bibita e l’altra, vagando
annoiati per corridoi o ammassati sulle scale o nei cortili
dell’edificio scolastico, vanno alla deriva e talvolta
purtroppo si avviano all’autodistruzione.
L’ora di religione dovrebbe essere presentata dalla
scuola stessa come un’ora in cui si fa “cultura”,
in cui si discute, si riflette, si approfondiscono temi
che nelle discipline umanistiche, per carenza di tempo,
non sempre possono essere oggetto di dibattiti e di confronto,
così da sollecitare una viva partecipazione degli
allievi.
Nella lezione di religione non è necessario recitare
un “Pater noster” , ma è indispensabile
calarci nel tessuto storico in cui viviamo, meditare sul
significato del nostro “essere” e del nostro
“agire”, renderci conto che il destino è
una sfida che presenta difficoltà
e sofferenza, data la complessità umana, ma che
costituisce la sola possibile ricchezza dell’esistenza
umana.
I ragazzi , attraverso questa disciplina, possono scoprire,
che “se Dio non esiste, tutto è possibile”
mutuando Dostoevskij, devono capire che tutte le grandi
religioni, pur nella diversità delle varie confessioni,
presentano una sostanziale identità: la fede è
il senso della vita e una preghiera è sempre e
comunque ispirata dal bisogno dell’Assoluto, dal
bisogno di Dio, ovvero dall’idea di giustizia, di
misericordia, di onestà, di umiltà e di
amore.
“ Finché non avremo sradicato dalla nostra
civiltà la violenza, il Cristo non sarà
nato”: quanto attuali ancora sono queste parole
di Gandhi ?
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16-7-2009
• MATTEO LAZZARI
Devo ammettere che,leggendo l'intervento del signor
Dafano,anche a me è capitato di fare un balzo indietro
nel tempo. Per carità,ho "solo" 33 anni,
ma i tempi del liceo, anche per me, risalgono, ormai, a
tre lustri fa. Già, l'ora di religione. Ricordo perfettamente
che, nella mia classe, c'era una sola ragazza che non frequentava....Gli
altri, tutti seduti ai propri banchi. L'ora di religione
veniva vissuta in maniera diversa dalle altre materie già
allora,era più che altro un momento di dialogo e
di confronto tra di noi e con il professore (o la professoressa)
di turno, più che di studio. Qualcuno, magari, ne
approfittava per mettersi in fondo alla classe e, di nascosto,
ripassare qualche lezione in vista di una possibile interrogazione
nelle ore seguenti. Ma era comunque un momento "istituzionale",
consacrato, cui nessuno, per voglia o abitudine, rinnuciava...Insomma,
faceva parte della scuola, della nostra scuola....Capita
a tutti, forse, di guardare al presente e dire "Ah,ai
miei tempi era tutto diverso"....E magari, invece,
non è così......Ma la sensazione, netta, che
i tempi siano cambiati davvero, c'è, eccome... Quanto
menfreghismo,quanta superificialità nei giovani di
oggi....Un po' su tutto,religione compresa....Le prospettive
a mio avviso non sono per nulla incoraggianti,di questo
passo la nostra società andrà da poche parti,ma
chissà,forse mi sbaglio. Un trentenne perplesso.
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6-9-2009
• LUCA PALERMO
Rispondere all'amico Dafano non è semplice.
Il credo religioso è per me qualcosa di assolutamente
privato, che non riuscirei a descrivere ad altri, perché
frutto di sensazioni interiori, di flash, di momenti spesso
fuggevoli. Io non sono un credente tipico: non credo nella
Chiesa né ai suoi ministri, ma ritengo che un Essenza
immanente esista comunque, un Quid creatore che ha dato
moto a tutto e che tutto ancora muove. E poi non ho figli.
Nelle mie memorie scolastiche l'"Ora di Religione"
ha raramente comportato una vera e propria discussione di
temi ecclesiali o mistici, ma in quella ho ricevuto insegnamenti
di psicologia, racconti di viaggi, lezioni di canto corale
natalizio... E' davvero imbarazzante per me dire che l'"Ora
di Religione" non è mai o quasi stata per me
"di Religione". Ritenere un argomento così
intimo e personale trattato da materia scolastica è
per me scomodo ed imbarazzante e poi, magari, nella colonna
accanto del quadro di scrutinio, quella in cui si dà
una valutazione, trovare anche un voto del tipo "Mio
figlio è un credente da 6, prega da 5, conosce le
Sacre Scritture da 8"... No, no, che orrore. Beh, per
me l'Ora di Religione non dovrebbe far parte delle materie
scolastiche, anche perché nella società multirazziale
che stiamo vivendo ora, ci dovrebbe essere o un docente
eclettico o più persone esperte nei varii temi di
credo religioso (dal Cattolicesimo ai Testimoni di Geovah,
passando per il Buddismo) che oramai fanno parte della nostra
complicata e caotica quotidianità. La religione si
discute a casa o nel Tempio del proprio Credo. Luoghi assai
più adatti.
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7-9-2009
• FRANCESCO FIORENTINO
Splendido racconto, suggestivo e in parte fuorviante,
secondo me, e provo a spiegarmi. Quando si parla di scuola,
quasi sempre cediamo alla nostalgia dei ns tempi e, temo,
dimentichiamo quanto il contesto sia diverso. E' successo
un tempo con i ns genitori, succede adesso con i ns figli.
Riguardo ai contenuti, ai tempi della "follia"
sessantottina la religione ha potuto di volta in volta in
volta affiancare, sostituire, indirizzare, enfatizzare o
mitigare un'aspirazione rivoluzionaria - vi prego, non associate
una scala di meriti o di valore alle parole appena dette
- Alla fine in classe rimanevano a volte anche i non credenti,
grazie a Don Lupi e ai preti di buona volontà come
lui. Oggi sembriamo preda di uno scontro più aspro
(ci può stare) ma più arido (e questo non
si può accettare): meglio un family day che un buon
esempio, meglio un insegnante di religione di ruolo in più
che una partecipazione appena più numerosa. L'ora
di religione, così com'è, sembra essere un
paletto per difendere il territorio, dubito che possa portare
un solo cristiano in più alla chiesa, esaspera chi
ci vede una prepotenza di una minoranza, e forse eccita
altre confessioni alla conquista dei medesimi spazi. Per
tutti coloro che credono nella positività dei valori
religiosi, caro Fabrizio, l'obiettivo principale dovrebbe
esser quello di parlare al cuore degli studenti e aumentare
la partecipazione, non quello di imporre obblighi e privilegi
(ruolo, nomina, scrutini ecc.). A me sembra, a tutti i livelli,
di sentire quasi esclusivamente messaggi di quest'ultimo
tipo, e d'altra parte da parte di due figli in due licei
diversi non ho mai percepito interesse o curiosità
scaturiti da eventi o iniziative di insegnanti di religione.
Chiudo con una provocazione: aboliamo l'ora di religione
in tutte le classi e trasformiamola in uno spazio a partecipazione
volontaria: mi impegno a darti una mano, forse riusciremo
a parlare con qualche ragazzo di buona volontà ...
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7-9-2009
• LUCA PALERMO
Ma vogliamo dirla tutta? Con tutti i soldi che
gli diamo e che si beccano, malgré nous, i preti,
la vogliamo piantare di stipendiarli anche come insegnanti
di scuola? Io voglio la Scuola Statale laica. Chi desidera
un'integrazione religiosa, mandi i figli dalle Orsoline
o dai Padri Scolopi.
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17-9-2009
• FILIPPO MARSILI
Ho letto ed apprezzato l'articolo di Fabrizio Dafano.
Sono un assiduo lettore del sito di Occidens, che seguo
con grande interesse anche se è la prima volta che
scrivo un mio commento. Sono stato portato a esprimere il
mio pensiero, dopo i commenti del signor Luca Palermo che,
se pur non condividendone le asserzioni, lo ringrazio perché
offre l'opportunità di aprire un dibattito interessante.
Sono fermamente convinto della necessità di avere
l'ora di religione tra le materie scolastiche e ritengo
che gli studenti privati di questa opportunità dalle
proprie famiglie, per motivi che non sto assolutamente a
stigmatizzare, debbano poter usufruire di uno spazio analogo
che possa aprire loro nuovi orizzonti. Ritengo che l’ora
di religione, al di là di un nostalgico amarcord
di tempi passati, se strutturato in modo serio, possa veramente
essere un momento fortemente educativo e formativo per i
ragazzi, che solo sulla base di un’approfondita conoscenza
di certi temi, possono pienamente ed in modo assolutamente
libero, capire se la religione, sia un fatture di grande
maturazione e di pienezza interiore. Sulla questione affrontata
dal signor Palermo, in modo anche sprezzante nei confronti
dei preti, credo che non bisogna mai fare del facile qualunquismo.
Come tutti gli essere umani, esistono casi diversi tra loro.
Fare di tutta l’erba un fascio non è giusto.
Conosco molti presbiteri, di grande esempio umano, civile
e caritatevole, a cui tanti giovani disperati dei nostri
giorni avrebbero necessità di avere vicino. Infine,
sulla scuola statale laica, che anela il signor Palermo,
sono pienamente d’accordo. Però a chi desidera
un'integrazione religiosa, siano date le stesse opportunità
di mandare i propri figli dalle Orsoline o dai Padri Scolopi.
Vorrei anch’io in Italia, la liberta di scegliere
l’istruzione per mio figlio, in una scuola veramente
libera, dove una persona più o meno abbiente possa
decidere dove far crescere culturalmente i propri ragazzi.
Non come in Italia, dove sei costretto a indirizzarti verso
la scuola pubblica. Senza nulla togliere a tantissimi docenti
bravi, preparati e capaci, ma dove si trovano tantissimi
altri insegnati con caratteristiche all’opposto e
magari spesso troppo politicizzati.
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21-9-2009
• RICCARDO FUSTINI
L'ora di religione, ciò che non si capisce
è che essa non è un'ora di "catechismo",
ma è un momento di conoscenza e confronto con ciò
che ci origina e ci ha originato. Tra qualche anno saremo
come i giapponesi che vengono da noi per turismo: guardano
e fotografano senza capire nulla di ciò che vedono.
Come faranno i nostri ragazzi a capire la storia, l'arte,
le tradizioni, la politica, l'Europa, la cucina, la letteratura,
la filosofia... se non conoscono la radice umana dalla quale,
ormai più di mille anni orsono tutto ha veramente
avuto inizio, con S. benedetto ed i suoi monasteri e tuttto
ciò che ne è derivato...l'Europa senza che
fosse messa a preogetto e da li tutto ciò che di
positivo, pur cadendo mille volte si è originato?
Si può discutere sul modo...ma non sul contenuto.
Pena il baratro sul quale già allegramente stiamo
danzando.
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25-9-2009
• MASSIMILIANO MURRI
Ringrazio l’amico Fabrizio di avermi fatto
partecipe di questo scambio di opinioni. E’ la prima
volta che mi “affaccio” in questo sito e lo
trovo molto interessante. Immagino caro Fabrizio che nel
momento stesso in cui eri intento a scrivere l’articolo
sapessi già che avresti suscitato le reazioni più
diverse nei lettori. Premetto che sono d’accordo con
tutto ciò che viene fatto a difesa delle nostre origini
e delle nostre tradizioni culturali. Pertanto sono d’accordo
con il sig. Filippo Marsili, ritengo che vada difesa l’ora
di religione rivedendo ovviamente temi, contenuti ed aperta
a dei momenti di analisi e introspezioni, anche accettando
la sfida di momenti integrativi e di raffronto con le altre
religioni. Sono un cattolico credente anche se poco praticante,
perché il credo è nello spirito e non nel
terreno, rispetto la chiesa e i suoi ministri, apprezzo
il grande lavoro di aiuto all’umanità che alcuni
di loro fanno sostituendosi a volte alle funzioni degli
stati. Credo che la nostra società i nostri ragazzi
siano allo sbando, persi in un collettivo rifiuto dei valori
fondanti della vita e del rispetto del genere umano. Siamo
tutti pronti a riempirci la bocca di belle parole quali
“integrazione sociale” “liberta di vita”
“liberta di pensiero”, ma poi leggiamo i giornali
sentiamo i media e ci rendiamo conto che queste cose non
sono e non possono essere a senso unico. Come si può
pensare ad una integrazione sociale o religiosa quando sentiamo
che un padre ammazza la figlia perché innamorata
di un ragazzo di diversa nazionalità e di diversa
religione. E’ proprio dalla mancanza di momenti di
confronto veri, da farsi necessariamente in età scolare,
che si può creare quell’ignoranza che porta
a crescere con valori inquinati.
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25-9-2009
• FRANCESCO VERRI
L'ora di religione è solo uno dei tanti
brutti segnali. Da anni è in corso la guerra contro
la famiglia. I serial televisivi mostrano single in carriera
e felici contro coppie in crisi con problemi di corna e
figli drogati. Bellezza perenne contro disfacimento fisico
e intellettuale. Il messaggio è che gli sposati sono
peggio, la famiglia è il luogo di degenerazione.
Meglio separarsi. Meglio andarsene da giovani. Meglio andare
a vivere da soli. Perchè tutto ciò? Perchè
spezzare la famiglia in due o tre nuclei implica raddoppio
del consumo, delle esigenze. Doppi frigoriferi, televisori,
lavatrici, mobili, letti. Ecco che il primo obiettivo è
raggiunto. E una volta che questo è successo cosa
si può fare? Togliere i riferimenti. Quando io ero
piccolo i miei genitori sapevano esattamente il costo di
un frigorifero o di una lavatrice, perchè se si rompeva
vivevano lo sforzo necessario a comprarne uno nuovo. Non
li potevi fregare. Oggi non è più così.
Mancando una guida i giovani vanno allo sbaraglio. Hanno
di fronte cento modelli di lavatrici, che fanno tutte la
stessa cosa (lavano i panni), ma costano dai 200 ai 2000
Euro. E non sapendo dare un valore nè al bene nè
al denaro optano per un modello che costa 6-700 euro (in
medium est virtus?). Paghiamo l'assenza di valori. E tutto
ciò che può dare una disciplina e una educazione
ai nostri figli viene ridicolizzato. Dalla famiglia alla
scuola, dalla religione alla cultura. E' un brutto periodo,
bisogna stare attenti, combattere perchè l'esterno
non distrugga quello che di buono riusciamo a trasmettere
ai nostri bambini.
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25-9-2009
• ALESSANDRA MANCINI
Ho letto con nostalgia l'articolo sull'ora di religione
nelle scuole. Devo essere sincera, io sono una "praticante"
ma a mia figlia che già trascorreva a scuola 6 o
7 ore al giorno non ho fatto frequentare l'ora di religione.
Abbiamo supplito con la parrocchia la domenica, gli scouts...
Spesso gli studenti escono prima o entrano dopo se non si
avvalgono dell'ora di religione. Molto dipende dagli insegnanti,
il "nostro don Lupi" portava esempi di vita concreti
in cui la Fede era alla base delle scelte. Spesso non è
così, nella scuola dove insegno intere classi della
seconda e terza media si sono fatte esoneraredalla religione,perchè
il collega dava più compiti degli insegnanti di lettere!!!
A mio parere l'ora di religione dovrebbe esssere un ora
di riflessioni sui problemi odierni visti alla luce della
Fede. L'insegnante dovrebbe indicare una via etica ai ragazzi,
perchè spesso le famiglie non sono in grado di farlo.
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06-10-2009
• DANIELA DANI
Oggi sono veramente molte le cose che sono cambiate.
La società è multietnica e le religioni di
appartenenza, se vogliamo dire così, degli studenti
di oggi sono molteplici. Non credo che l'ora di religione
possa nuocere a nessuno, ma anzi potrebbe essere utile per
riflessioni ed approfondimenti tra studenti di religioni
diverse, presenti spesso nelle scuole di ogni grado, e non
solo sulla religione, ma sul vivere odierno. Perchè
non utilizzare quell'ora per un confronto pacato tra persone
differenti nel sentire religioso e per insegnare il "rispetto"
verso il prossimo e per il credo altrui? Ai nostri tempi,
Fabrizio caro, c'era un rispetto che oggi è scemato
se non addirittura scomparso. Rispetto in senso ampio e
che si imparava principalmente in famiglia: per i genitori,
per gli anziani, per l'insegnante, per chi aveva idee religiose
o politiche diverse dalle nostre, ecc. Oggi questo rispetto
dove è finito? Si leggono continuamente notizie di
gente che si insulta, o ancor peggio, si picchia, anche
per motivi religiosi. Ed a livello politico le cose non
vanno certo meglio, come ricordava anche il Capo dello Stato
pochi giorni fa. Una volta si poteva essere amici e andare
d'accordo pur essendo di religioni differenti, di divergente
fede politica o di tifo calcistico contrastante. Oggi è
molto più difficile e vedi bene cosa succede in giro:
si arriva ad uccidere una figlia perchè si innamora
di un uomo di razza e religione diversa; in Parlamento si
insultano e si sono spesso picchiati; negli stadi assistere
ad una partita di calcio "pacifica" è diventato
quasi impossibile e ciò che accade tra le opposte
tifoserie sugli spalti o nel dopo partita porta sempre più
spesso la parola "morte". Dov'è finito
il rispetto di allora? Quei racconti di vita e d'amore del
nostro Don Lupi ci "accalappiavano" senza obblighi,
ci hanno insegnato molto e venivano seguite con interesse
anche da chi, tra noi, era ateo! A nessuno dei coponenti
della classe è mai venuto in mente di farsi beffe
della nostra compagna che professava un'altra religione
ed aveva l'esonero. Quella di religione era una lezione
di cultura e di rispetto. Tu pensi che tutti quegli 80%
di assenteisti religiosi se avessero un buon "accalappiatore",
con argomentazioni attuali ed interessanti, continuerebbero
ad ammassarsi nei cortili a fumare? Io credo di no. C'è
solo bisogno di metodi nuovi ed attuali, unitamente ad insegnanti
della materia capaci di creare interesse e coesione.
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10-10-2009
• AGOSTINO D'ANZA
Non c'è bisogno di insegnare religione
nelle scuole, il problrema si risolverebbe efficacemente
togliendo alla Chiesa cattolica l'8 per mille. Fioccherebbero
veri uomini e veri santi. Auguri per l'iniziativa. Cordilai
saluti Agdan
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Noi
siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà
occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa
alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. |
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Siamo
impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi
nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
al cuore dei suoi cittadini. |
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| Siamo
impegnati ad affermare il valore della famiglia quale
società naturale fondata sul matrimonio, da tenere
protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione
o legame. |
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Siamo
impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati
in nome della condivisione dei valori e dei princìpi
della nostra Costituzione, senza più accettare
che il diritto delle comunità prevalga su quello
degli individui che le compongono.
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Siamo
impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento
alla morte naturale, a considerare il nascituro come
"qualcuno", titolare di diritti che devono
essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa"
facilmente sacrificabile per fini diversi. |
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Siamo
impegnati a diffondere la libertà e la democrazia
quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente
quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al
prezzo della schiavitù di molti che possono vivere
i privilegi di pochi. |
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Siamo
impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e
Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare
la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.
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Siamo
impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo
come un crimine contro l'umanità, a privarlo
di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte
le organizzazioni che attentano alla vita dei civili,
a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati
a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine
che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno
così come all'estero. |
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