Di
fronte a certe cose ci sentiamo rabbrividire. Se poi queste
affermazioni arrivano da un sacerdote cattolico, che avrebbe
dovuto conoscere alla perfezione il significato della
parola “conversione”, il disagio cresce e
lascia senza parole. Ancora una volta ci troviamo di fronte
ad un prete progressista che pur di ammaliare per il suo
falso progressismo, invita i propri fedeli a non farsi
il segno della croce, durante una preghiera interconfessionale.
Poi, dopo essersi fatto fotografare, in una posa comoda
sdraiato accanto all’altare (certamente un’immagine
poco rispettosa verso l’abito che indossa e il luogo
in cui si trova), fa marcia indietro e cerca di ammorbidire
la situazione, facendo sapere che il suo invito era rivolto
ai cattolici durante la lettura del Corano. Il fatto,
riportato da numerosi quotidiani ed agenzia di stampa,
è avvenuto a Genova, al Legaccio, quartiere di
periferia dove qualcuno pensa che tutto possa essere concesso.
Quelle borgate che considerate zone franche, come la Barona
o Quarto Oggiaro a Milano, Tor Bella Monaca o il Laurentino
38 a Roma, o ancora l’Isolotto di Firenze o Scampia
e Forcella a Napoli. Qui tutto pare possibile, perché
la convivenza è difficile ed è quindi lecito
tutto o quasi. Forse, conoscendolo, i fedeli della chiesa
di don Bonzani, prete conosciuto per le sue “illuminanti”
aperture all’Islam, tanto da mettere nell’ultimo
presepe natalizio, una moschea in miniatura, non si saranno
meravigliati più di tanto, anche se poi, qualcuno,
offeso nel proprio più intimo sentimento religioso,
ha sbottato.
Quel gesto appare come l’ennesimo argine che cede,
un altro pezzetto di una storia millenaria che si rompe,
un altro fondamento della nostra cultura che arretra,
di fronte all’incedere di qualcos’altro che
non è nostro, ma che secondo alcuni, è migliore
del nostro. Stavolta, oltretutto, a fare un passo indietro
non è un cristiano qualsiasi, ma bensì un
cristiano con la veste talare, cioè persona che
della nostra religione dovrebbe essere un baluardo. E
ci vengono in mente, proprio le parole del vangelo sulla
conversione, il testamento di Cristo “andate e predicate
il Vangelo”. Ci vengono in mente i martiri della
chiesa, coloro che hanno pagato col sangue la propria
determinazione a diffondere il cristianesimo, a divulgare
l’insegnamento della Chiesa e ci rendiamo conto
di quanta misera considerazione oggi, a volte, ha la dottrina
dell’evangelizzazione. Una storia millenaria, costruita
meticolosamente pietra su pietra, perché messaggera
della verità cristiana è oggi reclusa in
un angolo, per far posto agli altri, a tanti sconosciuti
tra cui spesso serpeggiano sentimenti di odio e di vendetta
verso il cristianesimo e ciò che rappresenta. Potrà
anche andar bene a don Bonzani, questo atteggiamento di
controcultura, di pseudo rispetto estremistico auto distruttivo.
A noi no, a noi non va bene. Noi non accettiamo, reverendissimo
don Bonzani, di rinunciare ai segni ed ai simboli religiosi,
che quotidianamente, ci riportano alla nostra fede, che
non barattiamo e non abbiamo alcuna intenzione di nascondere,
per compiacere agli altri. Non vogliamo sottomettere nessuno,
ma non permetteremo di annientarci, per favorire l’integrazione
di altri che anzi, avremmo il dovere se fossimo buoni
credenti, di aiutare nella conversione a Cristo. Reverendissimo
don Bonzani, quale esempio per le nuove generazioni? Quello
forse di rinunciare alle nostre tradizioni, alla nostra
cultura, alla nostra fede?
Finiamola di voler apparire come buoni a tutti i costi,
a discapito anche della nostra fede, i perbenisti che
concedono tutto a tutti, ma rafforziamo la nostra determinazione.
Prendiamo esempio proprio da loro, dai musulmani. Avete
mai provato a recarvi in una qualsiasi moschea nei paesi
arabi, quanto rispetto ed attenzione chiedono (giustamente)
per entrare a visitare? E stato mai consentito a qualcuno
di pregare Cristo o leggere il Vangelo all’interno
di un luogo di culto islamico? Nessuno contesta la necessità
di trovare un punto d’incontro, di costruire un
luogo dove la convivenza, fatta soprattutto di reciprocità,
sia un’auspicabile realtà, ma non ci chiedete
di scendere a patti. Su certi valori non saremo mai disposti
a cedere il passo. |