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IN DIFESA DEL NATALE

Una riflessione, a pochi giorni dalla festa cristiana più sentita dell’anno
Ci siamo quasi: anche per quest’anno, infatti, le feste natalizie sono alle porte. Un momento di gioia e di incontro? Certo, ma anche (e forse soprattutto) un’occasione per uno spunto di riflessione e una domanda: che fine ha fatto il Natale della tradizione cristiana? Così com’è adesso, esso appare ormai ridotto ad una serie di convenzioni, a una sequenza di diktat imposti dai mass media. Per averne un’idea basta vedere, anche distrattamente, un qualsiasi telegiornale: ognuno di loro, subito dopo averci sciorinato, con algido distacco, i drammi del mondo, propina servizi di scarso gusto, certo non ascrivibili alla voce “costume”. Le questioni affrontate sollecitano dubbi ontologici: che regali faremo, cosa mangeremo la cena della vigilia, di che colore sarà la tovaglia, quanto peserà il panettone, quante calorie ingurgiteremo, in quanti andremo in vacanza, in quanti staremo in fila ai caselli, quale film andremo a vedere (il più delle volte pellicole che definire trash è un eufemismo), quanto ingrasseremo e, soprattutto, quanto dovremo dimagrire. Questo è ciò che sembra rimanere di un Natale svuotato di ogni senso: una successioni di tempi e iniziative, private di ogni essenza, alle quali partecipiamo tutti, chi più chi meno, in nome di un forzato “dover essere”. Anche gli auguri e i regali sembrano senza significato, o quasi. Dire “Buon natale”, o più spesso, per essere politicamente corretti, “Buone feste”, è frutto solo di una convenzione, di un riflesso condizionato. E i regali? Perché si fa un dono? C’è un motivo? Sì, ma non si sa. Lo si fa e basta. Si schizza tra un negozio e l’altro, tra luminarie sempre più all’insegna dell’austerity, ci si tuffa in un gomitolo di strade alla ricerca del regalo, se possibile inutilmente originale. Come può il Natale essere ridotto alla fiera del niente, ad orpello senza sostanza? Addio senso del sacro. Tra le vittime di questa moderna concezione del Natale, un po’ kitsch e un po’ blasfema, c’è la cultura del presepe. La natività, in linea di massima, non va rappresentata, soprattutto nelle scuole, perché può essere “offensiva” (!). Quando invece lo si fa, in non pochi casi si eccede in cattivo gusto: Gesù a cavallo di una motocicletta, statuine raffiguranti “vip”, Maria e Giuseppe impersonati da lattine di plastica, i Re Magi fatti con tappi di dentifricio e via di seguito. Una trasgressione fine a se stessa e, questa sì, offensiva. Che testimonia, tra l’altro, come l’identità storico - culturale dell’Occidente cristiano stia diventando sempre più debole, vacua e, di conseguenza, vilipesa.
 

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OCCIDENS - periodico di cultura, politica, società - Reg. Tribunale di Lucca n° 902 del 26/08/2009 - Direttore Responsabile: Mauro Giovanni Celli

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