|
|
| |
ELIMINIAMO LA NOSTRA IDENTITA' ED ESALTIAMO LE CULTURE
ALTRUI
di Danilo Quinto
(articolo
tratto da Corrispondenza Romana - Gennaio 2012)
|
|
Uno dei prodotti
del relativismo è quello dell’esaltazione
delle culture altrui. A Roma, di recente, si decide
di celebrare il Capodanno cinese, mentre della fine
dei cristiani in Cina non si hanno notizie. Sacerdoti,
Vescovi, fedeli, vengono rinchiusi nelle prigioni, nei
lager e spariscono. Si celebra il dragone, mentre secondo
quanto riferisce il sito Phayul – la notizia è
stata riportata dalla Laogai Research Foundation Italia
Onlus – il governo cinese sta cercando di corrompere
i tibetani che vivono all’interno del Tibet per
indurli a celebrare il prossimo capodanno tibetano,
il “Losar”, contro la loro volontà:
sta distribuendo a tal fine a ciascuna famiglia tibetana
500 yuan (poco più di 50 euro) e 200 yuan a chi
vive da solo.
A seguito dell’ondata di immolazioni che si sono
verificate negli ultimi undici mesi soprattutto nella
zona orientale del Tibet, la popolazione locale non
intende celebrare il nuovo anno: un gesto di solidarietà
per quanti negli ultimi mesi hanno perso la vita o la
libertà in nome della causa tibetana.
Il Sindaco di Roma, invece, durante la celebrazione
del capodanno cinese, facendo riferimento alle uccisioni
della piccola Joy e del padre, dichiara: «Oggi
si aggiunge anche la volontà di tutti di assicurare
la giustizia verso chi ha commesso il crimine a Tor
Pignattara; la nostra risposta è la fermezza,
ci deve essere unità di tutte le forze politiche
per chiedere un’azione decisa e preventiva contro
la criminalità». Si sarebbero potute trovare
altre forme ed altri modi per sottolineare l’esigenza
di garantire la sicurezza nella capitale, evitando per
l’ennesima volta di consumare questa voglia irrefrenabile
e dilagante di esaltare le culture altrui, di rispettarle,
come si dice, senza esigere che coloro che da stranieri
risiedono nel nostro Paese rispettino la nostra.
E’ un modo di procedere aberrante, che produce
cose aberranti. Come la comprensione che si dovrebbe
avere nei confronti della cultura e della tradizione
di alcune tribù zingare per le quali la tratta
dei bambini è un dato ordinario: i padri guidano
mercedes, mentre i loro bambini girano per le città
chiedendo l’elemosina o commettendo furti. O,
ancora, quel rispetto che si dovrebbe nutrire nei confronti
di quella consuetudine che portò all’eliminazione
qualche anno fa, di quella ragazza pakistana, si chiamava
Ina, promessa in matrimonio ad un uomo della sua stessa
nazionalità, ma fidanzata ad un italiano, un
cristiano.
Il padre la sgozzò, la avvolse in un lenzuolo,
la chiuse in un sacco della spazzatura e la seppellì
nell’orto retrostante l’abitazione di famiglia,
a Sarezzo, in Valtrompia, con la testa rivolta ad est,
in segno di devozione ad Allah. Per la Cassazione quest’omicidio
è stato dovuto solo ad un «distorto e patologico
rapporto di possesso parentale», non a motivi
legati alla fede religiosa.
Di recente, la Corte d’Appello di Bologna ha respinto
la richiesta della Procura dei minori che chiedeva l’affidamento
coatto ai servizi sociali di una bambina rom di dodici
anni per consentirle di frequentare con regolarità
la scuola dell’obbligo. «La condizione nomade
e la stessa cultura di provenienza non induce a ritenere
la sussistenza di elementi di pregiudizio per la minore»,
ha detto la Corte, per la quale la mancanza di igiene
nella quale vive la bambina, in un campo per nomadi
alla periferia di Parma «è un modo di vita
normale per condizione e per origine». Un modo
di vita “normale” per una parte di coloro
che vivono nel nostro territorio, che stride con le
nostre leggi.
Sono innumerevoli gli esempi che si potrebbero portare,
rispetto ai quali una certa cultura buonista ci vorrebbe
far credere che prima di ogni cosa viene l’accoglienza
e l’integrazione – che sono poi l’equivalente
dell’ospitalità secondo i principi del
paese ospitante – senza porci minimamente il problema
di far rispettare le regole a chi è ospite in
casa nostra, che viene reso “legibus solutus”.
Una follia. Che ha una sua spiegazione: la perdita della
nostra identità e delle nostre radici cristiane.
Solo un paese che ha vera consapevolezza della sua identità,
da un lato non ha bisogno di esaltare le culture altrui
e dall’altro è in grado di realizzare una
vera integrazione.
|
Segnala
ad un amico |
COMMENTA
L'ARTICOLO |
|
| COMMENTI |
-
- -
|
| |
| |
|
|
 |
 |
Noi
siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà
occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa
alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. |
|
 |
Siamo
impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi
nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
al cuore dei suoi cittadini. |
|
 |
| Siamo
impegnati ad affermare il valore della famiglia quale
società naturale fondata sul matrimonio, da tenere
protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione
o legame. |
|
 |
Siamo
impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati
in nome della condivisione dei valori e dei princìpi
della nostra Costituzione, senza più accettare
che il diritto delle comunità prevalga su quello
degli individui che le compongono.
|
|
 |
Siamo
impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento
alla morte naturale, a considerare il nascituro come
"qualcuno", titolare di diritti che devono
essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa"
facilmente sacrificabile per fini diversi. |
|
 |
Siamo
impegnati a diffondere la libertà e la democrazia
quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente
quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al
prezzo della schiavitù di molti che possono vivere
i privilegi di pochi. |
|
 |
Siamo
impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e
Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare
la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.
|
|
 |
Siamo
impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo
come un crimine contro l'umanità, a privarlo
di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte
le organizzazioni che attentano alla vita dei civili,
a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati
a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine
che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno
così come all'estero. |
|
|
|
|
| |
|