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CRISTIANO
CONSERVATORE
POLITICALLY INCORRECT
di Mariopaolo Fadda
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Per
paura di finire nelle liste di proscrizione dei progressisti
stiamo accettando, senza battere ciglio, le quotidiane aggressioni
ai nostri valori, alla nostra fede, ai nostri principi e
per paura di essere apostrofati come bigotti, razzisti,
reazionari, fascisti stiamo smettendo di esprimere le nostre
opinioni su uno svariato numero di argomenti, dalla scienza
alla filosofia, alla politica, alla cultura. Per paura di
essere politicamente incorretti non solleviamo legittimi
dubbi sul multiculturalismo che sta disperdendo il patrimonio
millenario del cristianesimo in ossequio a culture che incitano
all’odio, che discriminano in base al sesso e alla
religione, che aborrono la democrazia tout-court. Il livello
di arroganza, intolleranza e intimidazione dei progressisti
ha raggiunto limiti non più tollerabili. Hanno occupato,
con scientifica determinazione, gli spazi della società
civile, le scuole, le università, i giornali, le
televisioni facendone roccaforti della loro ideologia. Hanno
elevato a culto lo stato burocratico, lo scientismo e il
relativismo culturale nel tentativo di sradicare il cristianesimo
che ha plasmato le idee, la conoscenza scientifica, il sistema
politico e l’economia dell’intero occidente.
Ma la misura non è colma, se non parlate, se non
parliamo, se non reagiamo a questa de- costruzione dell’occidente
dobbiamo prepararci ad accettare qualsiasi cosa, qualsiasi
sopruso, qualsiasi aberrazione e qualsiasi olocausto.
Lo statalismo
Notiamo nell’odierno movimento conservatore momenti
di preoccupante appisolamento nei riguardi della straripante
espansione dello stato e della sua burocrazia in settori
sempre più ampi della nostra società e della
nostra vita. Gli statalisti, di destra e di sinistra, hanno
imparato la lezione della storia e non sognano più
di imporci la loro ideologia con la violenza fisica, il
gulag, i carri armati, ma attraverso l’indottrinamento
subliminale, il totalitarismo dolce. In questo modo lo stato
onnipotente si intromette, impercettibilmente, giorno dopo
giorno nella nostra vita privata controllandone i più
piccoli dettagli. Qual’è la strategia usata
per convincere, noi riottosi, a rifugiarci tra le braccia
protettive dello stato? Emergenze reali o immaginarie, quali
il riscaldamento terrestre, l’inquinamento, la sovrapopolazione,
la disoccupazione, i terremoti e via dicendo. Attraverso
ben orchestrate campagne propagandistiche, che si avvalgono
di una stampa servile, di scienziati-squillo, di chierici
parastatali e della nostra arrendevolezza, ci convincono
che sono necessarie misure draconiane per impedire queste
imminenti “catastrofi” e che è necessario
aumentare le tasse, imporre onerose restrizioni alle attività
industriali e commerciali, limitare ulteriormente le nostre
libertà e, soprattutto ampliare i poteri di intervento
dello stato. Alla fine ci rassegnamo al fatto che i burocrati
decidano al posto nostro cosa è buono o no, cosa
è giusto o no, cosa è preferibile o no. Nella
nostra apatia non ci rendiamo conto del prezzo da pagare
a questa resa incondizionata. Se lo stato gestisce la sanità,
perché meravigliarsi se questo decide di imporci
una dieta contro l’obesità, di sanzionarci
se non smettiamo di fumare o di staccare la spina quando
ritenga che sia inutile continuare a tenerci in vita? È
una questione pratica. Inutile appellarci alle libertà
dell’individuo, sono i burocrati che, ora in nome
della “prevenzione” ora in nome di una “morte
dignitosa”, decidono per noi. E dobbiamo fidarci ciecamente
perché la loro è una strada lastricata solo
di buone intenzioni. Mirano ad una società composta
di individui sani, fisicamente prestanti ed economicamente
produttivi e al diavolo i figli indesiderati (aborto), gli
handicappati e i malati terminali (eutanasia). A Sparta
non avrebbero saputo fare di meglio.
Alexis de Tocqueville metteva sull’avviso, in La democrazia
in America, sulla schiavizzazione dell’uomo attraverso
i piccoli dettagli della vita. Siamo diventati un popolo
assistito, sfamato, curato e accasato da uno stato-balia
e non facciamo più caso all’usurpazione di
potere di questi politicanti. Scriveva il filosofo inglese
C. S. Lewis “Di tutte le tirannie, quella esercitata
sinceramente per il bene delle sue vittime è la più
oppressiva. Sarebbe meglio vivere sotto baroni rapinatori
che sotto onnipotenti ficcanaso moralisti. La crudeltà
del barone rapinatore può qualche volta assopirsi,
la sua cupidigia ad un certo punto essere sazia, ma quelli
che ci tormentano per il nostro bene ci tormentano senza
fine e lo fanno in piena coscienza”. Siamo talmente
succubi da evitare di porre legittime domande e di esprimere
dubbi. Per esempio, sul riscaldamento terrestre. C’è
voluta la divulgazione (involontaria o per mano di hackers)
delle emails di alcuni scienziati farabutti per scoperchiare
la pentola del grande imbroglio. Un imbroglio su cui scienziati,
politici, militanti verdi, grandi aziende hanno costruito
un business di dimensioni planetarie da far impallidire
qualsiasi multinazionale. Facciamo finta di nulla e ci tappiamo
occhi, orecchie e bocca di frinte ai disastri provocati
dalle criminali politiche ambientaliste. Sono decine, centinaia
di milioni le persone del terzo e quarto mondo che sono
morte e muoiono, per la proibizione del DDT, per la proibizione
dei cibi geneticamente modificati e per la follia dei biocarburanti.
Siamo purtroppo facili vittime della fetida propaganda,
della disinformazione, del dogmatismo e degli interessi
personali di questi fanatici. Diamo per scontata, scientificamente
provata, qualsiasi sciocchezza questi individui ci propinano
perché il nostro spirito critico si è assopito.
Non bastassero le fallimentari esperienze delle poste, delle
ferrovie, del sistema pensionistico e della sanità
pubblica, continuano a creare a ritmo quotidiano programmi
ed enti governativi che intervengono e interferiscono con
il libero mercato, creando distorsioni che si ripercuotono
di conseguenza sulla libertà personale. Quando poi
si vedono gli effetti perversi di questo interventismo,
danno la colpa al libero mercato e insistono che ci vogliono
più programmi e più agenzie governative. E
così all’infinito in una folle corsa verso
il harakiri collettivista.
Lo scientismo
Pensavamo che compito della scienza fosse quello di seguire
le prove e le evidenze fin dove esse conducono, invece ci
accorgiamo che una buona parte degli scienziati cerca semplicemente
di trovare le prove che rafforzino le loro convinzioni materialiste
e discreditino il pensiero deistico e teologico. Personaggi
come il biologo Richard Dawkins, il neuroscienziato Sam
Harris, il fisico Steven Weinberg, spalleggiati dal filosofo
Daniel Bennet, sono gli esponenti di spicco di questa scuola
di pensiero. Secondo costoro la scienza sarebbe il miglior,
se non l’unico, strumento per giungere ad una conoscenza
credibile e affidabile, mentre le rivendicazioni religiose
sarebbero solo il frutto dell’irrazionalità.
Gli atei incarnerebbero la classe superiore mentre gli spiriti
religiosi sarebbero, per usare le parole di Dawkins, “gente
pazza e illusa” che si è inventata un “delinquente
psicotico” (Dio). Ergo, gli scienziati “veri”,
non possono che professarsi atei. Ma la pia illusione di
Dawkins va a schiantarsi sonoramente contro i numeri. A
seguire la logica del biologo oxfordiano le recenti scoperte
scientifiche avrebbero dovuto rafforzare il partito degli
atei, invece, da un’indagine del 1997, risulta che
il 45% degli scienziati credono in Dio, il 40% no e il 15%
sono incerti. Un risultato che non si discosta di molto
da un’indagine simile del 1916 da cui risultò
che il 40% degli scienziati credevano in Dio, il 40% no
e il 20% erano incerti. A questioni quali “come tutto
è iniziato? perché siamo qui? qual’è
il senso della vita?”, la scienza non è in
grado di dare risposte convincenti mentre lo è la
religione che si occupa dei significati ultimi della vita.
La scienza si occupa dell’organizzazione e della struttura
dell’universo materiale, spiega solamente i fenomeni
osservabili che accadono nel mondo. L’economia, la
sociologia, le leggi hanno a che fare con fenomeni osservabili
ma non spiegano il mondo. Ma sulle questioni trascendentali
filosofia, religione, letteratura hanno tutte un posto legittimo
nella ricerca umana della verità e del significato
della vita. Per di più la concezione puramente materialistica
dell’universo, in cui tutto sarebbe materia e in cui
la materia sarebbe la sola realtà ultima, si sta
sgretolando, proprio in virtù delle scoperte scientifiche.
È proprio la scienza, segnatamente la meccanica quantistica,
a mettere in dubbio quella che sembrava un’indistruttibile
concezione quando afferma che le caratteristiche delle particelle
elementari dipendono dal modo in cui le si osserva e non
da un’intrinseca oggettività della materia,
come pretendono i materialisti. La meccanica quantistica
non riguarda solo le particelle subatomiche ma si applica
a tutta la materia e a tutta l’energia. Se passiamo
dall’infinitamente piccolo all’infinitamente
grande, scopriamo che quella che chiamiamo materia costituisce,
a detta di molti fisici, solo il 5% dell’intero universo,
il restante 95% è costituito da “materia scura”
ed “energia scura”. I materialisti vorrebbero
convincerci che la loro visione del mondo, basata sulla
conoscenza, a mala pena, del 5% dell’universo, sarebbe
esaustiva e scientificamente fondata. Ci vuole davvero tanta
fede per essere convinti di ciò. Provate però
a metterla in discussione e vi ritrovate etichettati come
bigotti, oscurantisti, rozzi e ignoranti. Voi zittiti e
quegli scienziati che perseguono la libertà scientifica,
non l’affermarsi di un’ideologia, derisi, ostracizzati,
criminalizzati. Come è successo all’astronomo
Guillermo Gonzalez, un esperto riconosciuto nel campo dell’abitabilità
galattica che, a seguito delle sue ricerche, si convince
che la casualità dell’universo non è
scientificamente sostenibile. Apriti cielo! Un pugno di
colleghi professori dell’Iowa State University firmano
una petizione per iscriverlo nel libro nero. Non perché
la sua teoria sia priva delle caratteristiche di scientificità
(evidenze, testabilità e falsificabilità),
ma perché sostiene che l’universo sembra sia
messo a punto in modo talmente preciso proprio per consentire
la vita umana sulla terra, il cosiddetto principio antropico.
Principio ribadito dal Freeman J. Dyson secondo cui, viste
le più recenti scoperte scientifiche e astronomiche,
“sembra quasi che l’universo sapesse che stavamo
arrivando”. Se la forza di gravità fosse stata
anche leggermente diversa, l’universo non sarebbe
stato abitabile. “Se il ritmo dell’espansione
un secondo dopo il Big Bang - sostiene Stephen Hawking -
fosse stato più breve persino di una frazione di
centomila milioni di milioni, l’universo sarebbe ricollassato
prima di raggiungere la dimensione attuale”. Abbiamo
accennato solo a due costanti universali ma queste sarebbero
in numero ben maggiore. La gravissima colpa di Gonzalez
è quella di aver accumulato prove contro la teoria
materialistica dell’universo. Ci sono tanti altri
casi simili di caccia alle streghe. Non li conoscete perché
i giornali che si occupano di divulgare le scoperte scientifiche
al grosso pubblico sono intenti ad incensare i materialisti.
Questi si professano difensori della scienza e della razionalità
ma, spesso, si fanno beffa del tanto decantato metodo scientifico,
scadendo talvolta nel ridicolo. Quando la comunità
scientifica deve fare i conti con la la teoria del Big Bang,
terrorizzati dalle implicazioni teistiche, si esibiscono
immediatamente in acrobazie speculative per liquidarla.
Dal modello oscillante di Sagan ai modelli quantici di Tryon
e Hawking, è un continuo tentativo di sbarazzarsi,
spesso con pure e semplici speculazioni filosofiche, dell’ingombrante
singolarità iniziale dell’universo. I multiversi
in opposizione a universo è un’altra ipotesi,
altamente speculativa, che non spiega però le origini
delle leggi della natura. “Se l’esistenza di
un universo richiede una spiegazione, - osserva acutamente
il filosofo Anthony Flew -multipli universi richiedono una
spiegazione ancora maggiore”. Qualche scienziato,
come il fisico Lee Smolin, si spinge persino nel grottesco
quando sostiene che il nostro universo sarebbe sopravvissuto
in quanto il più adatto degli universi. La selezione
naturale applicata al cosmo! La disperazione sembra ormai
l’unica forza che guidi simili scienziati. Ci raccontano
che la teoria dell’evoluzione è un fatto tale
e quale ad una mela che cade giù e non sù.
Quindi inconfutabile. Già, ognuno di noi ha osservato
la mela che cade, ma dubito che qualcuno abbia mai visto
il comune progenitore di uomo e scimmia. Secondo varie valutazioni
noi umani avremmo in comune con gli scimpanzè tra
il 95 e il 99 per cento del DNA. Quindi perché mettere
in dubbio che discendiamo dalle scimmie? IL DNA non è
tutto per comprendere la psicologia umana. Se c’è
un’animale che interagisce con le emozioni umane questo
non è lo scimpanzè ma il cane. La similarità
genetica non è tutto. Molti ricercatori si sono impegnati
ad insegnare alle scimmie il linguaggio dei sordomuti e
queste lo hanno imparato ed usato. Ma una cosa è
chiara, non hanno nulla da dirci e non usano tali sistemi
nel loro habitat naturale. Il linguaggio non è quindi
qualcosa che interessi le scimmie. Secondo il radiologo
Andrew Newberg, il cervello dello scimpanzè manca
di quella complessità neurale necessaria alla formulazione
di pensieri astratti che portano alla cultura, all’arte,
alla matematica. La differenza tra noi e le scimmie è
tremendamente ben più importante che la rassomiglianza.
La vera differenza sono i processi mentali non riconducibili
a fatti genetici. Paradossalmente, sono proprio i dati scientifici
a contraddire il darwinismo. Un insospettabile darwinista,
del calibro di Stephen Jay Gould, parla di “imbarazzante”
mancanza di dati fossili che confermino l’evoluzione.
Se c’è stata una lenta evoluzione le specie
intermedie avrebbero dovuto farla da padrone. Lapalissiano.
Invece le scoperte fossili (l’esplosione Cambriana
per esempio) dimostrano il contrario, l’apparizione
improvvisa di specie già formate. E Gould, ancora
lui, smentisce il gradualismo. I fossili presentano due
caratteristiche che contrastano con il gradualismo: stasi
- la maggior parte delle specie non subisce mutazioni sostanziali,
così come appaiono, scompaiono – e apparizione
improvvisa e pienamente formata di molte specie. Se la sopravvivenza
del più adatto è un fatto scientifico perchè
non esistono prove nei fossili dei deboli spazzati via?
Non esistono ancora ma, abbiate pazienza, ci rassicurano
i darwinisti, un giorno arriveranno. Sono trascorsi oltre
centocinquant’anni dalla formulazione della teoria,
ma queste non sono mai arrivate. Anzi più andiamo
avanti più emergono prove contrarie. La sopravvivenza
del più adatto significa che tutti i comportamenti
umani dal sesso, alla guerra, alla politica, alla religione
dovrebbero essere funzionali a tale scopo. Ma come la mettiamo
con l’altruismo e l’auto-sacrificio? Se vedo
una persona che sta annegando e mi butto in acqua per tentare
di salvarla, ben sapendo che rischio di morire, non sto
cercando nessun beneficio per me stesso e tanto meno per
i miei discendenti. È evidente che qualcosa non quadra.
A parte queste preoccupanti crepe nel bastione del naturalismo,
come i suoi adepti giustificano l’evoluzione? Come
un processo casuale e senza significato. Sull’origine
della vita fanno a gara a chi la spara più grossa,
si va da un “iniziale colpo di fortuna” (R.
Dawkins) al “quindi un miracolo accadde” (D.
Dennett), agli alieni venuti da un altro pianeta o galassia
(F. Crick). Confronto a simili campioni di razionalità
una qualsiasi chiromante assurge al ruolo di autorità
scientifica di prim’ordine. Nel giugno del 2000 viene
ufficialmente presentato al mondo intero la scoperta del
genoma umano, il programma che contiene tutti i DNA e le
istruzioni per lo sviluppo della nostra specie. Un programma
di 3 miliardi di lettere scritto utilizzando un codice di
4 lettere, talmente complesso che ha fatto dire al direttore
della ricerca che lo ha scoperto, lo scienziato americano
Francis S. Collins, “... abbiamo dato il primo sguardo
al nostro libro di istruzioni, conosciuto precedentemente
solo da Dio.” Persino Dawkins deve riconoscere che
il genoma è una sorta di software che, come ben noto,
non è frutto del caso. Tutte le speculazioni sulla
casualità dell’origine della vita cadono in
picchiata a dimostrazione che il darwinismo ha basi filosofiche,
non scientifiche e che, tolto lo strato iniziale, non è
altro che naturalismo metafisico privo di ogni evidenza
empirica. “Perché abbiamo il darwinismo –
si chiede Dinesh D’Souza - ma non il keplerismo; incontriamo
darwinisti ma nessuno si qualifica come einsteiniano. Il
darwinismo è divenuto un’ideologia”.
La replica dei materialisti è, come al solito, stizzita
e arrogante. “È assolutamente sicuro dire che
se incontrate qualcuno che dichiara di non credere nell’evoluzione,
questa persona è ignorante, stupida o insana.”
(R. Dawkins) Insomma noi poveri ignoranti, stupidi e insani
a cosa dovremmo “credere”? “Credere nell’evoluzione
chimica della prima cellula da inanimati componenti chimici
è come credere che un tornado possa imperversare
in un immondezzaio e formare un Boeing 747.” (F. Hoyle,
astrofisico inglese). Egli ritiene praticamente impossibile
che gli enzimi si formino a caso, per probabilità.
Non è solo Hoyle ad essere scettico. Un’altro
ignorante, stupido e insano come Karl Popper non crede alla
favola del fatto “inconfutabile” “...
il darwinismo non è una teoria scientifica perché
la selezione naturale è una spiegazione polivalente
che non giustifica niente, e quindi non spiega niente.”
Non potendo provare con dati scientifici e non potendo convincere
attraverso ragionamenti logico-razionali, gli atei si inventano
una guerra tra scienza e religione. Benché la relazione
sia variegata e complessa, scienza e religione possono benissimo
convivere e intersercarsi senza scadere in una grottesca
disputa tra razionalismo e superstizione. “I principi
della fede sono complementari ai principi scientifici”.
(Francis Collins, genetista), “L’universo è
stato creato intenzionalmente e con scopo e questo non interferisce
con l’impresa scientifica”. (Owen Gingerich,
astronomo di Harvard). Secondo Sam Harris la religione sarebbe
“la più potente sorgente dei conflitti umani,
passati e presenti”. Accusare la religione di alimentare
coscientemente l’ignoranza e di promuovere attivamente
l’intolleranza, la conflittualità e le divisioni
sociali è un’atto di repellente disonestà
e volgarità intellettuale. Certo abbiamo visto atrocità
commesse in nome della cristianità, ma non perché
venissero seguiti gli insegnamenti di Gesù Cristo,
anzi per l’esatto opposto. Ha mai Gesù istigato
alla violenza? Ha mai istigato alla tortura dei nemici?
Ha istigato la caccia alle streghe? Gli atei esagerano i
crimini commessi in nome della cristianità ma trovano
ogni tipo di scusa per giustificare o almeno attutire quelli
commessi in nome dell’ateismo. Le streghe bruciate
a Salem non erano 100 mila, come vogliono far credere ma,
precisa D’Souza, meno di 25. Vengono i brividi sulla
schiena nel ripensare agli orrori di cui sono stati capaci,
nel solo XX secolo, campioni dell’ateismo militante
quali Lenin, Stalin, Hitler, Mao, Pol Pot; le loro vittime
sono nell’ordine di un centinaio di milioni. Chi sarebbe
“la più potente sorgente dei conflitti umani”?
Il relativismo culturale
Il relativismo culturale è un potente strumento in
mano ai secolaristi che in nome di un’improbabile
uguaglianza di tutte le culture mira in definitiva al declassamento
e alla liquidazione della civiltà occidentale, identificata,
a giusta ragione, col cristianesimo. Come dimenticare che
l’Europa è stata forgiata dalla cristianità
che prese in mano il vecchio continente dopo il crollo dell’impero
romano e le invasioni barbariche e gli diede ordine, stabilità
e dignità? Come dimenticare che l’epiteto “secoli
bui” per descrivere il medioevo, epoca di superstizioni,
pestilenze, ignoranza e miseria è un’invenzione
creata dallo spirito anti-religioso, o più specificatamente
anti-cattolico, dagli intellettuali illuministi, Voltaire
in testa, che volevano asserire la supposta superiorità
della loro età denigrando il passato? Ha ragione
Rodney Star quando sostiene, in The Victory of Reason, che
questi punti di vista sono ormai largamente discreditati
ma i secolaristi non demordono. Abbiamo appena visto come
l’attacco alla religione, e al cristianesimo in particolare,
sia guidato dai neo-atei della setta del naturalismo scientifico.
Preoccupante è l’apatia se non l’accondiscendenza
di molti credenti verso il degrado della religione a sottocultura
del secolarismo. Sempre Star scrive che la nascita della
scienza fu resa possibile dal pensiero profondo degli studiosi
cristiani del decimo e undicesimo secolo. Scienza e religione
non solo erano compatibili ma erano inseparabili. Completamente
infondata la pretesa dei nostri intellettuali che la rivoluzione
scientifica inizi nel sedicesimo secolo quando Copernico
propone il modello eliocentrico dell’universo. Questa
non era una rivoluzione ma un’evoluzione, non un’esplosione
di pensiero secolare, ma il culmine di secoli di sistematico
progresso della scolastica medievale, sostenuta da quella
creazione cristiana che è l’università.
Un’istituzione mai vista prima, dedicata esclusivamente
all’alto apprendimento. Non scuole dove si ascolta
il maestro che impartisce lezioni di saggezza, o ripetere
le lezioni dei filosofi greci, ma luoghi di perseguimento
della conoscenza. È nelle università cristiane
che nasce e si sviluppa la scienza. A questo punto qualcuno
obietterà che la scienza è universale e non
una specifica conquista dell’occidente e che il progresso
scientifico lo possiamo osservare ben prima del cristianesimo
ed in aree geografiche lontane dell’europa. Certo
anche in Cina, India, l’antica Roma e Grecia avevano
l’alchimia e l’astrologia, molto sviluppate,
ma solo in Europa l’alchimia evolve in chimica e l’astrologia
in astronomia. La scienza, puntualizza ancora Stark, non
è mera tecnologia. Forgiare metalli, costruire acquedotti,
confezionare abiti non significa avere scienza. La scienza
è un metodo utilizzato per organizzare gli sforzi
necessari a formulare una spiegazione della natura, sempre
soggette a modificazioni e correzioni attraverso osservazioni
sistematiche. La scienza consiste quindi di due parti: teoria
e ricerca. La teoria è solo la parte descrittiva
della scienza, asserzioni astratte su come la natura funzioni
che ha bisogno però di osservazioni empiriche per
non restare sul terreno astratto. Quello che talvolta viene
chiamato progresso scientifico in realtà è
solo progresso tecnologico e basta. Un progresso fatto di
osservazioni, prove ed errori ma privo di spiegazioni logiche,
cioè teoriche. Senza telescopi gli antichi eccellevano
in osservazionia astronomiche ma fino alla definizione di
teorie verificabili queste osservazioni erano semplici fatti.
Nell’antica Grecia o in oriente l’empiricismo
era ateoretico e la teorizzazione era non- empirica. Aristotele,
per esempio, pensava che la velocità con cui gli
oggetti cadano al suolo è proporzionale al proprio
peso. Bastava che fosse andato al più vicino precipizio
e si sarebbe accordo della falsità della sua convinzione.
Quando Democrito sostiene che la materia è composta
di atomi non anticipa di certo la fisica atomica. La sua
teoria era semplicemente speculativa e non poteva essere
osservata empiricamente. Euclide non era uno scienziato
perchè la geometria ha la capacità di descrivere
alcuni aspetti della realtà non di spiegarli. I cristiani
svilupparono la scienza perchè credevano che il segreto
dell’universo potesse essere svelato e lo sarebbe
stato. Newton, Keplero e Galileo guardavano alla creazione
come un libro che bisognava leggere e comprendere. La scienza
occidentale nacque sulle ali dell’entusiastica convinzione
che l’intelletto umano potesse penetrare i segreti
della natura. È la teologia e più specificatamente
la scolastica ad imprimere una svolta nella cultura medievale.
Essa non è, come denigrano i secolaristi, un modo
di pensare religioso, prigioniero dell’irrazionalità
e del dogmatismo, ma un modo di pensare sofisticato e altamente
razionale. In breve, la teologia è un ragionamento
razionale su Dio, per scoprire la sua natura, le sue intenzioni,
le sue richieste e la comprensione della relazione tra lui
e gli esseri umani. Grandi menti potevano e fecero alterare
radicalmente la dottrina della chiesa sulla base di convincenti
ragionamenti. Essi celebravano la ragione quale mezzo per
capire le intenzioni divine. Gli scolastici ponevano grande
fiducia nella ragione più di quanto siano diasponibili
a farlo la maggior parte degli intellettuali contemporanei.
I benefici della teologia della ragione non possono però
essere confinati alla scienza perché comprendono
anche le concezioni sulla natura umana e i problemi riguardanti
la moralità, la libertà. In una parola la
scoperta dell’individualismo, del sé. Alcune
culture privilegiano l’individualità, altre
la collettività. Persino i filosofi greci non avevano
un concetto di persona equivalente al nostro. Platone in
Republica è concentrato sulla polis, non sui cittadini
e denuncia persino la proprità privata. Ma è
del pensiero politico cristiano la focalizzazione sul cittadino
individuale. Il concetto di libertà non esiste in
molte culture e non esiste persino una parola per descriverla.
Fin dagli inizi i cristiani insegnavano che il peccato,
quindi la responsabilità, è personale e non
ricade sul gruppo, ogni individuo quindi deve preoccuparsi
per la propria personale salvezza. In questo senso acquista
grande significato il concetto di libero arbitrio che sconfessa
il fatalismo. Quando Gesù dice “Vai e non peccare
più” mette nelle mani del singolo individuo
il proprio destino. Quando San Paolo scrive “io non
compio il bene che voglio, ma il male che non voglio”
rifiuta il concetto platonico che il male sia un problema
di conoscenza, per affermare che invece è un problema
di volontà. La cristianità riscatta l’uomo
comune, il perdente. Gesù Cristo non solo era nato
e rimase sempre povero ma si accompagnava ai diseredati,
ai malati, alle prostitute dando loro, per la prima volta
nella storia, dignità. Come ignorare, infine, il
ragguardevole progresso dei “secoli bui” nel
campo dell’alta cultura, della letteratura, dell’arte,
della musica, dell’architettura? In campo musicale
greci e romani suonavano una musica monofonica, cioè
un unica melodia, senza armonia, mentre i musicisti medievali
inventarono la polifonia, cioè più melodie
e quindi armonia. In campo letterario emergono le lingue
locali con autori della grandezza di Dante, gli autori delle
chansons de geste e un infinito numero di monaci che cominciaro
a scrivere storie di santi nelle lingue delle loro regioni.
In campo pittorico Giotto rompe con il passato classico
e apre la via alla modernità gotica. La sua opera
resterà indossolubilmente legata all’ordine
dei francescani. In architettura la straordinaria epopea
romanica e gotica resta insuperata. Solo in Francia, tra
il 1050 e il 1350, furono costruite ottanta cattedrali,
cinquecento grandi chiese e diverse migliaia di piccole
chiese. Alla fine del trecento, in Francia e Inghilterra,
c’era in media una chiesa ogni duecento abitanti.
Quando oggi entriamo in una chiesa pensiamo ad essa come
un luogo di culto e di preghiera, ma nel medioevo la chiesa
poteva essere la sede del comune, un centro sociale e persino
un mercato, oltre che tempio e luogo di autorità.
La definizione delle chiese medievali come opere d’arte
che devono essere venerate per questo è un’invenzione
moderna. La bellezza intellegibile che i costruttori delle
cattedrali volevano trasmettere era non estetica ma morale,
essi cercavano di rappresentare la logica della creazione
divina. Dove sarebbero le altre culture del pianeta che
possano vantare un patrimonio così vasto al servizio
della libertà, della giustizia e della dignità
umana? Dopo aver ricordato queste semplici, basilari verità
storiche desideriamo ribadire le nostre convinzioni. Sullo
statalismo. Riteniamo le libertà individuali non
un fardello che impedirebbe di realizzare il paradiso sulla
terra ma il fondamento di quella che chiamiamo società
civile: cioè un contratto sociale in cui l’individuo
è qualcosa di unico, un essere spirituale dotato
di coscienza e consapevolezza, non una cosa astratta o un
numero di un gruppo. Poniamo quindi l’accento sull’individuo
ed il suo diritto a vivere in libertà, il cui unico
limite è il rispetto della libertà altrui.
Non riteniamo che lo stato debba limitare le nostre libertà
individuali e trasferirle a gruppi sociali o ad organizzazioni
di qualsiasi specie, crediamo invece in un equilibrio tra
l’autorità governativa e le libertà
individuali vero e proprio antidoto contro la tirannide
comunque mascherata, di destra o di sinistra. Troviamo futili
i vagheggiamenti su una società di uguali e perfetti,
sotto l’ala protettrice dello stato. Noi intendiamo
l’uguaglianza come il diritto di ogni individuo di
vivere libero, di acquisire la proprietà di ciò
che lui stesso crea e produce, di essere trattato imparzialmente
di fronte alla legge. L’uguaglianza non è perfezione
giacché l’uomo, come detto, non è perfetto.
Respingiamo l’idea di uguaglianza di risultati che
elimina i migliori ed eleva a valore la mediocrità.
Riconosciamo i grandi benefici per la società dovuti
all’intraprendenza individuale e per questo difendiamo
e incoraggiamo la libera iniziativa senza per questo giurare
fedeltà a qualsivoglia lobby economico-finanziaria.
Riteniamo la proprietà privata la chiave del libero
mercato e concordiamo con quanto affermava John Adams “l’anarchia
e la tirannide iniziano nel momento in cui penetra nella
società l’idea che proprietà non sia
una cosa così sacra come legge divina e che non ci
sia la forza della legge o della giustizia a proteggerla”.
Riteniamo il libero mercato il sistema economico più
dinamico che si conosca, esso incoraggia la creatività
e l’inventività e produce industrie, prodotti,
servizi. Crea più ricchezza ed opportunità
per la gente di qualsiasi altro sistema economico ed è
l’unico che produce in abbondanza cibo, abitazioni,
energia, medicine, cioè le cose basilari per l’esistenza
umana, ma produce anche beni che aggiungono conforto, valore
e sicurezza alla qualità della vita. Sullo scientismo.
Basta una riflessione di Einstein per rispondere al fanatismo
neo-ateo che vorrebbe eliminare Dio e i credenti a colpi
di pseudo-teorie scientifiche: “La scienza contrariamente
ad un'opinione diffusa, non elimina Dio. La fisica deve
addirittura perseguitare finalità teologiche, poiché
deve proporsi non solo di sapere com'è la natura,
ma anche di sapere perché la natura è così
e non in un'altra maniera, con l'intento di arrivare a capire
se Dio avesse davanti a sé altre scelte quando creò
il mondo”. La religione, ricordiamolo, non è
solo credere in Dio, è qualcosa che coinvolge la
conoscenza, l’esperienza, i rituali, l’affiliazione
sociale, le motivazioni e i conseguenti comportamenti, per
questo i secolaristi vorrebbero che l’educazione fosse
sottratta ai genitori e affidata alla società in
modo tale da estirpare l’educazione religiosa che
corrompe i bambini e costringe poi gli insegnanti ad un
doppio lavoro: ripulire il loro cervello dalla superstizione
e inculcarli l’educazione scientifica naturalistica,
perché per loro la scienza, non Dio, dovrebbe essere
venerata e adorata. “Lo psicologo Nicholas Humphrey
– scrive Dinesh D’Souza - ha sostenuto in una
recente conferenza che così come Amnesty International
lavora per liberare i prigionieri politici del mondo, gli
insegnanti e professori secolaristi dovrebbero lavorare
per liberare i bambini dalla dannosa influenza dell’educazione
religiosa dei loro genitori”. Nelle nostre scuole
pubbliche questo già avviene, ecco perché
riteniamo indispensabile abolirne il monopolio. Sul relativismo.
Non rinneghiamo il nostro passato per abbracciare il mondo
“postmoderno” fondato sul politically correct,
sul relativismo, sull’eutanasia, sull’infanticidio,
sul matrimonio gay. Un mondo “postmoderno” guidato
da secolaristi che non amano le democrazie occidentali,
che non sono disposti a difendere la civiltà occidentale
dagli attacchi del fondamentalismo islamico, che non vogliono
prendere posizione contro i terroristi perché vogliono
“comprendere”, al punto da dimenticare l’amato
secolarismo occidentale per abbracciare sistemi oligarchici
che ignorano la libertà individuale, aborrono la
democrazia, non riconoscono la separazione tra stato e chiesa
e discriminano le donne. D’accordo con Julien Benda,
riteniamo che il ruolo degli intellettuali sia quello di
“custode dei valori” e al servizio della ragione,
della verità e della giustizia. Ecco perché
detestiamo profondamente, ancora d’accordo con Benda,
ogni e qualsivoglia “milizia spirituale” al
servizio del potere. I secolaristi “... derivano la
loro moralità – scrive non senza una punta
d’ironia D’Souza - non da comandamenti esterni
ma da calcoli, interiormente generati, di costi e benefici”.
Riteniamo doveroso opporci a simili cinici calcolatori e
sfidarli a viso aperto sul loro stesso terreno mettendone
a nudo i miti, i riti, i pregiudizi, i luoghi comuni e le
falsificazioni. Dobbiamo farlo più spesso perché
è solo il ristabilimento delle verità storiche
che potrà restituirci quella libertà di pensiero
usurpata e mortificata da una casta intellettuale ipocrita,
tracotante e intollerante. |
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MODULO
PER IL COMMENTO |
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Noi
siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà
occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa
alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. |
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Siamo
impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi
nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
al cuore dei suoi cittadini. |
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| Siamo
impegnati ad affermare il valore della famiglia quale
società naturale fondata sul matrimonio, da tenere
protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione
o legame. |
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Siamo
impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati
in nome della condivisione dei valori e dei princìpi
della nostra Costituzione, senza più accettare
che il diritto delle comunità prevalga su quello
degli individui che le compongono.
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Siamo
impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento
alla morte naturale, a considerare il nascituro come
"qualcuno", titolare di diritti che devono
essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa"
facilmente sacrificabile per fini diversi. |
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Siamo
impegnati a diffondere la libertà e la democrazia
quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente
quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al
prezzo della schiavitù di molti che possono vivere
i privilegi di pochi. |
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Siamo
impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e
Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare
la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.
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Siamo
impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo
come un crimine contro l'umanità, a privarlo
di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte
le organizzazioni che attentano alla vita dei civili,
a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati
a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine
che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno
così come all'estero. |
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