|
|
| |
GUERRA
E SIMBOLI, COLPIRE A NATALE PER COLPIRE I CRISTIANI
di Stefano Zecchi
(articolo tratta da "Il
Giornale" - Gennaio 2010)
|
|
L’islam
fondamentalista aggredisce i simboli della nostra civiltà,
e noi ci allarmiamo ovviamente per l’attacco materiale
mentre ci sfugge quello simbolico. L’attentato all’aereo
per Detroit era stato programmato per il giorno di Natale:
un aereo doveva saltare per aria nel nome di Allah. L’attentato
è fallito; l’aggressione al fondamentale simbolo
della cristianità rimane - anche se l’azione,
cioè l’atto materiale, non ha raggiunto il
suo scopo - come un gesto altamente significativo per quel
mondo islamico che tanto ci odia.
Se noi volgiamo lo sguardo alle più clamorose iniziative
terroristiche dell’islam (come a quelle apparentemente
di minor rilievo) ci accorgiamo che innanzitutto l’attacco
è rivolto a un simbolo dell’Occidente, a uno
di quei simboli più detestati dal fondamentalismo
islamico. Si pensi per esempio, alla distruzione delle Torri
Gemelle newyorchesi, simboli della potenza economica americana,
quella potenza che gli arabi considerano la prima ragione
dell’imperialismo espansionistico occidentale.
Senza tanti giri di parole si è parlato di «guerra
di civiltà»: la storia moderna ci insegna che
una guerra non si ripete mai con le stesse modalità
di quella precedentemente combattuta. Questa guerra di civiltà
mette in campo un potenziale terroristico così ad
ampio raggio che risulta difficilissimo da arginare. La
politica degli occidentali non ama il concetto di «guerra
di civiltà» perché non intende rinunciare
alla mediazione, alla trattativa, alla ricerca dell’isolamento
degli estremisti attraverso il sostegno dei moderati, sulla
base di un principio essenziale: non è la nostra
civiltà ad aggredire l’islam; sono le organizzazioni
fondamentaliste islamiche ad attaccare l’Occidente.
Così noi porgiamo la mano nella comprensibile speranza
di incontrare la pace. Siamo perfino disponibili a discutere
se togliere o lasciare il crocefisso sulle pareti delle
nostre scuole per non offendere il sentimento religioso
degli islamici. Accettiamo la costruzione di moschee nelle
nostre città, non ci turba il burqa; se un padre
musulmano massacra di botte la figlia perché è
innamorata di un cristiano siamo pronti a capirne le ragioni.
Siamo deferenti ai simboli della civiltà islamica,
siamo indifferenti ai simboli che hanno costruito la nostra
millenaria civiltà. A questo ci ha portato duecento
anni di illuminismo con le sue idee di tolleranza e di uguaglianza.
Un’idea fasulla di tolleranza ha minato le basi della
nostra cultura, e in nome della fratellanza mondiale tra
i popoli non siamo neppure riusciti a scrivere una Costituzione
europea, perché la sola indicazione che la nostra
civiltà sia fondata sulla tradizione giudaico-cristiana
fa inorridire gli spiriti liberi, democratici ed egualitaristi.
Una civiltà tramonta non per le sue crisi economiche,
ma perché distrugge e lascia distruggere i propri
simboli. I simboli sono i riferimenti di significati intorno
ai quali un popolo riconosce i propri valori. Se questi
non vengono difesi, marciscono le radici da cui è
cresciuto l’albero della civiltà. Oggi stentiamo
perfino a riconoscere i simboli che hanno generato la nostra
cultura, e riteniamo - per ben che vada - discutibile la
loro difesa. Non amiamo la nostra tradizione, e per questo
siamo vulnerabili. Crediamo che l’essere tolleranti,
e quindi degni figli dell’illuminismo, ci renda superiori
agli altri; in realtà ci rende passivi di fronte
alle civiltà che credono nei propri simboli tradizionali. |
| |
|
Segnala
ad un amico |
|
| COMMENTI |
13-01-2010
• FRANCO MASINI
Anche qui noto un'acredine, una ricerca del male
a tutti i costi che non mi piace. La nostra così
detta civiltà basata sul Cristianesimo (che poi venga
sputacchiata da tutti, per l'autore dell'articolo, é
irrilevante!)si dovrebbe sapere che si basa sulla difesa
dei poveri, degli umili, dei diseredati e non dei ricchi
(alla Berlusconi). E' la tolleranza il nostro blasone e
non la rissosità o la protervia. Quindi cominciamo
a definire per bene cosa significhi essere Cristiani"
poi andiamo a vedere perché é finita questa
presunta cristianizzazione dell'occidente? Non certo per
mancanza di chiese, nè di fedeli che durante la guerra
erano tantissimi. Ma poi? Ma poi é arrivato il benessere,
il guadagno facile, il consumismo e lasciatemelo dire, il
Comunismo! Si signori proprio così, il Comunismo
che fra tutti é quello che ha dato la spallata maggiore
ad un sistema basato si sulla religione ma anche sulla patria,
la famiglia e il padre e la madre. E' chiaro che a forza
di sputarci addosso anche questi valori sono crollati! Oggi
sento dire da tutti che sono obsoleti, antiquati che é
ora di cambiare e liberarci da vincoli e pastoie e a nessuno
interessa più di tanto che la cosa é precipitata
al punto odierno e non mi meraviglia affatto ergo la colpa
di tale decadimento non la darei all'Islam (che centra?)
ma semmai proprio a noi stessi o meglio alla generazione
del 68, ma poi anche ai cinici ed ai disonesti che mestando
nel torbino ne ricavano tesori
|
03-02-2010
• FRANCO MASINI
Riporto testualmente: ".....Una civiltà
tramonta non per le sue crisi economiche, ma perché
distrugge e lascia distruggere i propri simboli. I simboli
sono i riferimenti di significati intorno ai quali un popolo
riconosce i propri valori. Se questi non vengono difesi,
marciscono le radici da cui è cresciuto l?albero
della civiltà. Oggi stentiamo perfino a riconoscere
i simboli che hanno generato la nostra cultura, e riteniamo
- per ben che vada - discutibile la loro difesa. Non amiamo
la nostra tradizione, e per questo siamo vulnerabili. Crediamo
che l?essere tolleranti, e quindi degni figli dell?illuminismo,
ci renda superiori agli altri; in realtà ci rende
passivi di fronte alle civiltà che credono nei propri
simboli tradizionali". Bel discorso, non c'é
che dire, degno di un Savonarola, ma che cosa propone? Niente,
non approda a niente perché a sentire l'oratore,
o meglio il relatore della lettera, si dovrebbe uscire di
casa sventolando bandiere piene di Croci ed altri simboli
Cristiani senza però esserlo oppure, altra alternativa,
rifare le Crociate ovvero fare la guerra all'Islam. Che
fare? C'è rimedio a quanto esposto con dovizia di
particolari dal relatore? Un rimedio ci sarebbe, ma compoterebbe
l seguire alla lettera l nostro Vangelo. E consiste nel
distinguersi dall'Oriente per l'equità di noi cittadini.
Per la giustizia mentre invece: tra mega pensioni, mega
stipendi, corruzione, paradisi Fiscali, tasse evase, e chi
più ne ha più ne metta, cosa abbiamo da dire,
da insegnare? Vogliamo la Croce? Ma siamo coerenti per non
dire onesti una volta tanto! Ma lo sappiamo cosa significa
la Croce o facciamo finta di nulla e ipocritamente continuamo
a rubare? Tenere presente che la Croce non é un mero
simbolo religioso da sbandierare con intenti propagandistici;
la Croce rappresenta il momento più tragico, quello
dell'apparente vittoria del male sul bene, quella del momentaneo
prevalere della prepotenza del potere sulla povera gente.
Ma la Croce é un simbolo scomodo perché comporta
giustizia, lealtà, gioia nel servire il prossimo
per farlo stare bene. La Croce non é simbolo di comando
e del comandare (come i così detti servitori dello
Stato che si guardano bene dal servire il cittadino. Sventolando
la bandiera con la Croce dovremmo smetterla con l'esaltazione
del più furbo nei riguardi del più debole;
dovremmo condannare il cinismo di chi pensa solo a dragare
soldi e potere per suo comodo, ma dovremmo auspicare e lottare
per ottenere una ricchezza equilibrata fra tutti, poveri
e ricchi, anzi i poveri non dovrebbero nemmeno più
esistere. Questa dovrebbe essere semmai la bandiera da sventolare,
e con successo, sulla faccia degli orientali. Allora si
che, senza spargere una goccia di sangue, questi ultimi
dovrebbero ammettere che, seguendo la Croce, siamo i migliori!
|
| |
| |
|
|
 |
 |
Noi
siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà
occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa
alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. |
|
 |
Siamo
impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi
nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
al cuore dei suoi cittadini. |
|
 |
| Siamo
impegnati ad affermare il valore della famiglia quale
società naturale fondata sul matrimonio, da tenere
protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione
o legame. |
|
 |
Siamo
impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati
in nome della condivisione dei valori e dei princìpi
della nostra Costituzione, senza più accettare
che il diritto delle comunità prevalga su quello
degli individui che le compongono.
|
|
 |
Siamo
impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento
alla morte naturale, a considerare il nascituro come
"qualcuno", titolare di diritti che devono
essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa"
facilmente sacrificabile per fini diversi. |
|
 |
Siamo
impegnati a diffondere la libertà e la democrazia
quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente
quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al
prezzo della schiavitù di molti che possono vivere
i privilegi di pochi. |
|
 |
Siamo
impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e
Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare
la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.
|
|
 |
Siamo
impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo
come un crimine contro l'umanità, a privarlo
di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte
le organizzazioni che attentano alla vita dei civili,
a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati
a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine
che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno
così come all'estero. |
|
|
|
|
| |
|