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INTEGRALISTI ISLAMICI LAPIDANO IN SOMALIA UNA VENTITREENNE

E’ questo il risultato della sharia, simbolo di un’altra civiltà
Voglio andare controcorrente. Mi sto convincendo che le ragioni di coloro che migrano nel nostro paese intendendo portarsi in Italia le proprie regole, le proprie leggi e la propria cultura, magari imponendola anche a noi occidentali, abbiano proprio ragione. Si perché un pakistano che ha vissuto 30 o 40 anni ad Islamabad, dove vige la legge islamica, ed improvvisamente si trova a vivere nel nostro paese o in una qualsiasi nazione occidentale, non può accettare i nostri “ignobili” sistemi di vita. Non può accettare la nostra visione dell’uomo e della donna, non può accettare il valore di una vita umana, cosi come la intendiamo noi. E’ giusto allora che le donne siano coperte dal burka e non frequentino scuole e università, perché questo è ciò che prescrive loro la legge. E’ giusto che una figlia possa essere reclusa in casa, perché manifesta l’intenzione di essere e vivere come tutti i suoi coetanei occidentali. E’ normale che si arrivi ad uccidere la propria figlia, proprio come ha fatto a Brescia nell’agosto del 2006, Mohammed Saleem padre della giovane Hina che ha dichiarato dopo essere stato arrestato: "Non volevo che diventasse come le ragazze di qui. Le avevo chiesto di cambiare vita, ma lei non voleva". Che Dio ce ne scampi e liberi! E’ giusto e comprensibile e noi non siamo autorizzati a dire niente. Non ci dobbiamo permettere di proferire alcunché, su argomenti come questi e, ancor di più, non ci dobbiamo permettere di sollevare obiezioni e critiche nei confronti di coloro che vedono la vita umana, attraverso gli occhi dell’estremismo coranico. Attenzione, chi apre bocca è un razzista. Chi si permette di giudicare uomini che seviziano donne e bambini come previsto dalla legge islamica è uno xenofobo, è un intollerante, è un nazista. Allora assistiamo zitti ed impotenti, all’ennesima tragedia, prodotta dall’integralismo islamico. Questa volta è toccato a Aisha Ibrahim Dhuhulow, 23 anni somala, gravemente colpevole di essere un adultera quindi condannata alla lapidazione così come previsto dalla sharia. La peccatrice ha avuto quel che meritava. Condotta all’interno dello stadio nella città di Chisimaio, nel sud della Somalia, dove nel frattempo era stata preparata una buca, è stata sepolta tranne che per collo e testa, per attendere la valanga di pietrate lanciate da una folla inferocita e sbavante. Una vera e propria esecuzione popolare, legalizzata da uno stato islamico. Poi il tentativo di un familiare di prestare soccorso, alla giovane criminale, ha scatenato un tafferuglio e la milizia armata non ci ha pensato due volte ed ha fatto fuoco sulla folla. Si parla di un bambino ucciso dai proiettili. Poco importa, giustizia è fatta. Gli al shabaab (il cui nome ometto volutamente di scrivere maiuscolo) hanno ottenuto ciò che volevano: una morte orribile per chi infranto le leggi islamiche ed un messaggio alla popolazione ed al mondo intero: nei territori da noi controllati si applica l’unica legge che conosciamo e riconosciamo, quella islamica. Ed alla luce di questi eventi, noi cosa facciamo? Infiliamo la testa sotto la sabba come gli struzzi. Ma tutto questo è giusto, è ordinario è normale. Perché la civiltà imposta dagli al shabaab in Somalia, come quella imposta in tanti altri angoli remoti del mondo, non è una civiltà inferiore, ma un’altra cultura, un'altra educazione, che deve essere accettata, rispettata e se qualcuno vuole, anche condivisa.
Perché no!!!
 

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OCCIDENS - periodico di cultura, politica, società - Reg. Tribunale di Lucca n° 902 del 26/08/2009 - Direttore Responsabile: Mauro Giovanni Celli

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