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DIFENDERE
L'OCCIDENTE
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di
Marcello Pera
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L’idea
di costituire un’associazione culturale a difesa dell’Occidente
è da apprezzare e incoraggiare perché attraversiamo
un indubbio stato di crisi della nostra civiltà.
C’è, in primo luogo, una crisi della nostra
identità. Chi siamo noi? In che cosa crediamo? Quali
princìpi e valori riteniamo fondamentali? Siamo disposti
a riconoscerli e difenderli e promuoverli?
C’è inoltre una crisi della nostra democrazia.
I nostri stati liberaldemocratici hanno dei fondamenti solidi
oppure si basano semplicemente sul consenso occasionale?
A sostegno delle nostre società libere, esiste una
base pre-politica, di tipo ideale, etico o religioso, oppure
esiste solo un diritto positivo che cambia con le maggioranze
contingenti? C’è infine una crisi dei nostri
princìpi e valori. Esiste ancora una tradizione che
ci orienta, che ci guida nelle scelte, che fissa limiti
non valicabili? E soprattutto, i nostri princìpi
e valori hanno una validità oltre casa nostra e il
nostro tempo o sono invece convenienze a cui oggi aderiamo
ma che domani possiamo far cadere?
Questa crisi ha il suo epicentro in Europa e tocca anche
il nostro Paese. I mali dell’Europa, che non possono
essere mascherati dalla retorica sull’Unione Europea,
sono soprattutto due: il relativismo e il laicismo.
Il relativismo ci fa credere che non c’è niente
di solido, di comune, di universale, che possa essere valido
per tutti. Ciò in cui io – gruppo, comunità,
cultura, civiltà – credo è diverso da
ciò in cui tu credi e non esiste ragione per dire
che il mio credo sia migliore del tuo, anche se il tuo credo
ammette, ad esempio, il matrimonio omosessuale, la poligamia,
la subordinazione della donna. Perciò si deve tollerare
tutto, rispettare tutto, amnmettere tutto. Derivano da ciò
il multiculturalismo e l’idea che la cultura degli
altri – qualunque cosa dicano o facciano – è
tanto buona quanto la nostra. E consegue da ciò anche
l’idea che l’integrazione degli immigrati dentro
la nostra cultura sia un concetto da respingere perché
sarebbe un’imposizione. Dopotutto, se la nostra cultura
vale quanto qualunque altra, chi dovrebbe integrarsi in
che cosa, e perché?
Il laicismo ci fa credere che la rinuncia all’idea
del sacro, del limite, del proibito, del non negoziabile,
sia una conquista civile che aumenta la libertà degli
individui. Deriva da ciò l’idea che tutto è
concesso, che ogni interesse deve essere tutelato, che ogni
richiesta deve essere trasformata in diritto, anche se viola
princìpi fondamentali. E da ciò consegue anche
la tesi che la religione non deve giocare alcun ruolo nella
vita pubblica, che la Chiesa non deve parlare e interferire,
che i sentimenti religiosi possono, al più, essere
ammessi nell’ambito soggettivo e privato.
È a causa del relativismo e del laicismo che l’Europa
non si difende neppure quando è attaccata dal terrorismo
islamico, che si arrende al fondamentalismo, che trasforma
la sua ospitalità agli immigrati in una resa culturale,
che legifera contro i princìpi più consolidati
della sua tradizione. Per un verso, si sta realizzando la
profezia di Giovanni Paolo II sulla perniciosa “alleanza
fra relativismo e democrazia”; per un altro, si conferma
l’analisi Benedetto XVI su un’Europa “svuotata
dall’interno”.
Quella che abbiamo di fronte è una sfida epocale.
Possiamo vincerla se diventiamo consapevoli di noi; la perderemo
se continueremo a credere che la nostra identità
non abbia alcun valore particolare. In Italia e Europa,
oggi, la politica offre scarso aiuto per affrontare questa
sfida. L’Europa stessa è la grande ammalata.
Solo la cultura può contribuire a formare una coscienza
della crisi e a produrre i mezzi per superarla. Ciò
di cui abbiamo bisogno non è il banale “dialogo”,
in cui ciascuno finge di discutere con un altro per concludere
che tutti hanno ragione, ma un confronto serio, approfondito,
storico e culturale.
Ecco perché un’associazione come “Occidens”
è una novità da incoraggiare. Il suo successo
dipenderà dalla partecipazione e dal coinvolgimento
di tutti coloro che, avendo compreso la portata della sfida,
intendono reagire e difendere la nostra storia. |
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MODULO
PER IL COMMENTO |
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Noi
siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà
occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa
alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. |
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Siamo
impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi
nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
al cuore dei suoi cittadini. |
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| Siamo
impegnati ad affermare il valore della famiglia quale
società naturale fondata sul matrimonio, da tenere
protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione
o legame. |
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Siamo
impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati
in nome della condivisione dei valori e dei princìpi
della nostra Costituzione, senza più accettare
che il diritto delle comunità prevalga su quello
degli individui che le compongono.
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Siamo
impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento
alla morte naturale, a considerare il nascituro come
"qualcuno", titolare di diritti che devono
essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa"
facilmente sacrificabile per fini diversi. |
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Siamo
impegnati a diffondere la libertà e la democrazia
quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente
quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al
prezzo della schiavitù di molti che possono vivere
i privilegi di pochi. |
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Siamo
impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e
Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare
la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.
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Siamo
impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo
come un crimine contro l'umanità, a privarlo
di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte
le organizzazioni che attentano alla vita dei civili,
a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati
a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine
che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno
così come all'estero. |
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