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LA MIA PATRIA E' L'OCCIDENTE
Tedesca di origine pakistana, da quando
si è fatta cattolica Sabatina James è costretta
a vivere nascosta. Suo padre l'ha condannata a morte.
Ma non riuscirà a toglierle la libertà |
di
Vito Punzi
(articolo tratto da "Tempi"
- Luglio 2008)
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Nata
in Pakistan nel 1982, all'età di dieci anni Sabatina
James si trasferì con
la famiglia, musulmana, a Linz, in Austria. Al ginnasio
per Sabatina l'integrazione fu rapida, e tuttavia problematica.
Subito si scatenò il conflitto tra le imposizioni
dell'islam, così come le viveva tra le mura di casa,
e la sua aspirazione alla libertà personale. Oggi
Sabatina non esita a definire «violenza psichica e
fisica” quella subìta già in quegli
anni in famiglia. Un incubo che culminò quando, con
il pretesto di mandarla in una scuola coranica, all'età
di 17 anni i genitori la rispedirono in Pakistan. «Lì
mi veniva insegnato l'odio verso l'Occidente. Ho sperimentato
sulla mia pelle, ancor più di quanto non avessi già
provato in famiglia, l'assoluta mancanza di valore della
donna nella società islamica: subii continue violenze
e sevizie”. Questo finché Sabatina non venne
a sapere del matrimonio combinato che l'attendeva: avrebbe
dovuto sposare un suo cugino. Così, a 19 anni, Sabatina
fuggì dal Pakistan per tornare in Europa, fino a
diventare cittadina tedesca: “Questo ora è
il mio paese”, dice. In seguito alla sua conversione
pubblica al cristianesimo, nel 2001, il padre e un'autorità
musulmana emisero una sentenza di morte nei suoi confronti.
Da allora questa ragazza, che nel 2003 è stata battezzata
cristiana-cattolica (con il nome di Sabatina, appunto),
è costretta vivere nascosta in una località
sconosciuta della Germania. È pubblicista (il suo
ultimo libro s'intitola Devi morire perla tua felicità.
Prigioniera tra due mondi, Knaur 2007),ambasciatrice di
"Terre des Femmes" e ha fondato l'organizzazione
"Sabatina e.V" (www.sabatina-ev.de) a difesa dei
diritti delle donne musulmane.
Signora James, lei è stata battezzata nel
2003. Perché ha deciso di seguire Cristo e la sua
Chiesa? Cosa ha a che fare la sua forte aspirazione alla
libertà e alla felicità con quel passo?
Ciò che mi ha convinto della fede cristiana è
Gesù Cristo stesso come persona. Pensi al Vangelo,
al colloquio di Gesù con la samaritana, al fatto
che Lui ha rischiato la propria reputazione e il proprio
nome per salvare la vita di un'adultera, dicendo: «Chi
di voi è senza peccato, scagli la prima pietra!».
Indipendentemente da ciò, ho riconosciuto il Dio
della Bibbia come colui che attraverso segni straordinari
e miracoli mi indica sempre la giusta via, In Gesù
ho trovato la risposta alla mia ricerca di libertà.
Ha mantenuto contatti in Pakistan? Come vivono i
cristiani nel suo paese d'origine?
Sono stata in Pakistan alcuni mesi fa, ma non l'ha saputo
nessuno della mia famiglia, altrimenti per me sarebbe stato
troppo pericoloso. I cristiani in Pakistan vivono come schiavi.
Molti di loro vengono portati in prigione e torturati, o
addirittura vengono giustiziati senza motivo. Le giovani
cristiane vengono stuprate se non si convertono all'islam.
Tempo fa era venuta da me una di loro che era stata venduta
a un latifondista. Mi ha chiesto aiuto. Purtroppo ho saputo
qualche giorno fa che è stata sequestrata da alcuni
musulmani e di lei non c'è più traccia da
oltre venti giorni. Questa è la quotidianità
dei cristiani in Pakistan.
Nel 2001 suo padre ha emesso una condanna a morte
nei suoi confronti, e da allora lei deve vivere nascosta.
Ha paura?
Guardo alla vita come il re David, che diceva: «In
migliaia cadono alla mia sinistra, a decine di migliaia
alla mia destra, ma io non sarò colpito». lo
vivrò!
Lei ha sperimentato - lo ha scritto lei stessa -
la famiglia come una prigione. Ora ha una nuova famiglia?
Che significato ha per lei la parola educazione?
No, fino a questo momento non ho costruito una nuova famiglia,
e non ho bambini. In ogni caso è fin d'ora mio desiderio,
quando sarà il momento, insegnare ai miei figli che
hanno un Padre in cielo che non li abbandona mai e che ha
un grande progetto per la loro vita. Inoltre, so già
che dovrò dedicare ai miei figli tutto il tempo necessario
e che mai anteporrò ai miei bambini il lavoro, la
carriera, gli hobby o gli amici.
Lei un tempo era islamica: che rapporto ha oggi
con l'islam e coi singoli musulmani?
Naturalmente osservo con attenzione le diverse tendenze
presenti all'interno di ciò che chiamiamo islam.
Certo, di musulmani radicali ce ne sono in tutti i paesi,
tuttavia, se penso a quello che ha detto Gesù, cioè
che dobbiamo amare i nostri nemici e pregare per chi ci
perseguita, allora so che in questo
insegnamento trovo i migliori presupposti per pormi di fronte
a quelle persone.
Che cos'è l'islam per lei, oggi?
L'islam per me è semplicemente la religione nella
quale sono nata e cresciuta, ma oggi credo in Gesù
Cristo!
Cosa pensa della società multiculturale cosi
com'è progettata e realizzata in Europa?
Sostanzialmente concepisco l'idea del multiculturalismo
come una bella cosa. Tuttavia, molti dei nostri politici
spesso elaborano leggi che riguardano
anche i musulmani senza avere mai avuto neppure un colloquio
con loro, per esempio con le donne costrette al matrimonio
combinato. Non hanno idea
di che cosa significhi vivere tra due culture che non sono
paragonabili tra loro. Se questi sono i presupposti, come
potranno elaborare progetti d'integrazione?
A proposito di politici, che cosa pensa di quelli
che sono disposti a cedere su tutto pur di venire a patti
con i musulmani?
Sono quelli che temono per la loro vita e per la possibile
perdita di consenso alle elezioni. Non si pongono il problema
se il loro popolo va a rotoli. Hanno paura di essere etichettati
come razzisti, ma non si rendono conto che qui non si tratta
di razzismo, piuttosto di rispetto dei diritti umani. Il
problema è che molti dei nostri politici non hanno
alcuna fede e dunque mancano del presupposto per entrare
in dialogo con i musulmani, i quali invece sanno bene ciò
che Allah vuole da loro.
Lei ha fondato un'associazione d'aiuto al riconoscimento
della parità delle donne musulmane. Che cosa fa in
concreto?
Cerchiamo di aiutare le donne che in Germania, in Austria
e in Pakistan sono costrette al matrimonio forzato o che
sono minacciate di morte. Cerchiamo di mettere a loro disposizione
case dove rifugiarsi e offriamo loro assistenza legale.
Oltre agli aiuti diretti cerchiamo di sensibilizzare l'opinione
pubblica e le istituzioni sulla sofferenza che spesso devono
subite le donne musulmane. |
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