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“SALVAGUARDIA
E TUTELA DELLA NOSTRA STORIA: QUESTA LA PRIORITA’
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Intervista all’assessore al commercio
del Comune di Lucca, Filippo Candelise, a due mesi di
distanza dalle polemiche sul nuovo regolamento dei pubblici
esercizi. |
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Grazie al regolamento da lui fortemente voluto, il nome
di Lucca è finito sulle prime pagine dei giornali
e sulla televisioni di tutti il mondo, suscitando curiosità,
dibattito e polemiche. A un paio di mesi di distanza,
l’assessore al commercio del Comune dell’arborato
cerchio, Filippo Candelise, è convinto più
che mai della bontà del proprio operato e di quello
dell’amministrazione di cui fa parte, illustrandoci
in questa intervista le sue ragioni.
Assessore, un veloce riepilogo sul contenuto del
regolamento.
“La materia, come noto, è quella dei pubblici
esercizi. In poche parole, noi abbiamo imposto ai locali
di futura apertura, escludendo dunque quelli già
in attività, di attenersi ad alcune precise regole
in materia di tipicità e di salvaguardia del decoro
e del patrimonio artistico, storico e culturale della
città. Il primo aspetto che vorrei sottolineare,
è che si è trattato di un percorso lungo
e ampiamente condiviso con tutte le forze politiche del
consiglio comunale, sia di maggioranza, che di opposizione.
Basti ricordare che il testo è passato per ben
tre volte al vaglio della commissione Commercio e Finanze,
e per due volte della giunta comunale. In sette mesi,
quindi, ogni consigliere ha avuto perfettamente modo di
studiare e analizzare a fondo l’argomento trattato”.
A gennaio, però, dopo l’approvazione
in consiglio, è esplosa la “bomba”.
“E’ vero. Da più parti ci sono piovute
addosso critiche ed etichette antipatiche, come l’accusa
di essere razzisti. La realtà è che Lucca
è uno dei centri storici più importanti
del mondo sotto il punto di vista artistico ed è
preciso dovere di ogni suo amministratore, quello di preservarlo.
E conservare un museo a cielo aperto del genere, non significa
soltanto agire sui monumenti, ma anche sulle attività
che insistono e operano al suo interno. Questo regolamento
non è stato pensato solo per i lucchesi, ma anche
per i tanti turisti che vengono a visitarci da ogni parte
del mondo. Ebbene, crediamo fermamente che la tutela e
la promozione delle nostre tipicità rientri appieno
in questa ottica”.
Per gran parte dell’opinione pubblica, questa
rimarrà nella memoria come “la storia dei
kebab”.
“Questo è uno dei tanti aspetti che l’opposizione
ha cercato, in malo modo, di cavalcare. In verità,
infatti, il regolamento riguarda anche le pizzerie al
taglio e i fast food. Comunque non tutti i mali vengono
per nuocere: penso che alla fine questa vicenda abbia
regalato anche tanta pubblicità positiva. Cito
un aspetto su tutti: molte città, alcune delle
quali molto più grandi della nostra, ci hanno chiesto
una copia del regolamento in questione, in modo da poterlo
applicare pure nei loro rispettivi territori di appartenenza.
E si parla addirittura di una legge nazionale su questo
tema, segno evidente che il nostro lavoro, da un punto
di vista tecnico, tanto male non è. Piuttosto,
continuo a domandarmi per quale motivo una parte dei mass
media si sia scatenato così tanto contro di noi,
dopo aver taciuto per casi pressoché analoghi a
Prato, Siena e Pistoia. La risposta non può che
essere una sola: strumentalizzazione politica in piena
regola”.
Vuole chiarire, una volta per tutte, la posizione
del Comune di Lucca nei confronti dell’immigrazione?
“La nostra città si è sempre contraddistinta,
nei secoli, per un grande impegno nel mondo del volontariato
e la conclamata apertura verso i suoi ospiti. E questo
vale anche per noi. Cito un esempio che investe il mio
settore di competenza: in via Fillungo c’è
un’attività gestita da un libanese, che si
è perfettamente inserita nel tessuto commerciale
e sociale del centro storico, offrendo specialità
lucchesi in abbinamento con altre asiatiche. Ebbene, credo
che siano proprio questi i casi da seguire”.
(Nelle settimane scorse la nostra associazione ha
già avuto modo di esprimere la sua vicinanza all’amministrazione
comunale di Lucca, e in modo particolare al sindaco Mauro
Favilla e all’assessore Filippo Candelise, per l’impegno
profuso nella realizzazione di un regolamento che, a nostro
avviso, intende salvaguardare l’architettura, la
storia e, dunque, le radici della città, secondo
principi ispiratori che sono gli stessi di “Occidens”).
Il presidente Alessandro Gabriele |
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| COMMENTI |
09-12-2009
• FRANCO MASINI
Quanto esposto dal Comune di Lucca contro l'estendersi
dei locali a cibo esotico (kebab), mi trova d'accordo.
Già coi cinesi c'era stato un momento che sembrava
aver toccato l'apice dell'esotismo ma poi tutto é
crollato sotto i colpi dell'istituto d'igiene! Ora é
la volta del cibo arabo che francamente in una città
come Lucca, che in quanto a cibi e prodotti locali non ha
nulla da invidiare a nessuno, servirebbe solo a creare punti
di intolleranza (quella vera!)molto nocivi all'immagine
di una città tranquilla e cordiale. Male sarebbe,
secondo me, se, per un falso spirito multiraziale, che vede
nell'idealizzazione del problema, che idealista non é,
una semplice pretesa di islamizzare il Paese, gli si lascasse
invadere le nostre strade. Oltre alla puzza di grasso e
di legumi che cosa sarebbe Lucca agli occhi dei suoi visitatori?
La Casbah di Algeri? |
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Noi
siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà
occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa
alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. |
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Siamo
impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi
nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
al cuore dei suoi cittadini. |
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| Siamo
impegnati ad affermare il valore della famiglia quale
società naturale fondata sul matrimonio, da tenere
protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione
o legame. |
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Siamo
impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati
in nome della condivisione dei valori e dei princìpi
della nostra Costituzione, senza più accettare
che il diritto delle comunità prevalga su quello
degli individui che le compongono.
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Siamo
impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento
alla morte naturale, a considerare il nascituro come
"qualcuno", titolare di diritti che devono
essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa"
facilmente sacrificabile per fini diversi. |
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Siamo
impegnati a diffondere la libertà e la democrazia
quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente
quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al
prezzo della schiavitù di molti che possono vivere
i privilegi di pochi. |
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Siamo
impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e
Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare
la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.
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Siamo
impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo
come un crimine contro l'umanità, a privarlo
di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte
le organizzazioni che attentano alla vita dei civili,
a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati
a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine
che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno
così come all'estero. |
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