Oggi sono qui per portare alla vostra attenzione l'impegno
di Acmid Donna, l'associazione delle donne marocchine
in Italia da me presieduta.
Da dieci anni Acmid combatte con forza l'oscurantismo
e aiuta le donne immigrate ad uscire dal dramma dell'analfabetismo,
informandole sui loro diritti e doveri, sostenendole nel
percorso di integrazione senza che questo comporti la
perdita delle loro tradizioni e della loro cultura d'origine.
Acmid donna si occupa dell'assistenza psicologica, legale
e linguistica delle donne. Lo scorso novembre abbiamo
inaugurato il primo numero verde che risponde in arabo,
intitolato emblematicamente "Mai più Sola"
(800 911753), a cui possono rivolgersi tutte coloro che
hanno subito violenze dentro e fuori le mura domestiche.
In pochi mesi le nostre mediatrici linguistiche, che rispondono
in italiano, arabo e francese, hanno ricevuto più
di 800 telefonate in cui sono state denunciate violenze
fisiche e psicologiche, stupri, ustioni e rapimenti di
minori.
(...) Tra i temi di più stringente attualità,
vorrei sottolineare l'importanza della tolleranza zero
nei confronti delle mutilazioni genitali. Su questo tema,
le Nazioni Unite hanno adottato un'apposita risoluzione.
Tuttavia c'è ancora molta strada da percorrere
perché questa risoluzione venga resa nota e diffusa
ovunque. La pratica dell'infibulazione è inaccettabile
tanto per l'Unione Europea, quanto per i Paesi terzi.
Dobbiamo lavorare affinché tutti i Paesi capiscano
la nostra posizione e si battano per il rispetto di questi
diritti.
(...) Solo portando avanti una politica comune europea,
potremo combattere il relativismo politico tanto all'interno
quanto all'esterno degli attuali confini europei, quello
stesso relativismo che mette a rischio il rispetto dei
diritti fondamentali perché li subordina alla volontà
della singola autorità.
Oltre allo scacco del relativismo politico, vorrei sottolineare
il fallimento dell'ideologia del multiculturalismo.
(...) Di recente, nel 2007, a Roma una sentenza della
Corte di Cassazione ha avallato una sentenza di merito
che ha mandato assolti i genitori di una ragazza, Fatima,
alla quale era stato proibito (anche con l'uso della violenza)
di uscire di casa e condurre una vita normale come quella
dei ragazzi della sua età. La sentenza di merito,
dopo avere affermato che le violenze non erano continue,
e che la cultura di provenienza della famiglia della ragazza
si opponeva ad uno stile di vita come quello occidentale,
faceva prevalere le ragioni della identità culturale
e mandava assolti i genitori. In questo modo, oltre a
negare giustizia a Fatima, è stato mandato un segnale
allarmante a coloro che vogliono imporre i costumi più
regressivi ai propri figli e a quanti negano il diritto
dei giovani a vivere liberamente e serenamente.
Nello stesso periodo si è venuti a conoscenza della
sentenza di un giudice australiano che ha assolto tre
uomini e sei ragazzi che avevano commesso uno stupro ai
danni di una bambina di dieci anni. La sentenza ha affermato
che, per la loro origine indigena, gli imputati non erano
consapevoli della gravità del delitto commesso,
e questo elemento portava alla loro piena assoluzione.
In questo modo la dignità, e il dolore, della bambina
violentata non hanno trovato spazio e partecipazione in
una pronuncia che ha addirittura ridato la libertà
a persone che aggrediscono i più deboli e indifesi.
Infine, sempre nello stesso periodo si è venuti
a conoscenza della sentenza di un giudice tedesco di Hannover,
del 2006, che ha applicato le attenuanti a un giovane,
che aveva sequestrato e violentato ripetutamente l'ex
fidanzata, sul presupposto che l'origine sarda del colpevole
comportava quasi naturalmente l'accettazione di un ruolo
subordinato della donna rispetto a quello dell'uomo.
Si tratta di sentenze, ciascuna a suo modo, gravi ed aberranti.
Esse dimostrano come una malintesa ideologia del multiculturalismo
possa portare i nostri ordinamenti a formidabili regressi
nel rispetto dei diritti umani, della dignità della
persona, e della donna in particolare. L'istigazione alla
violenza, e la sua pratica, non possono trovare ragioni
o scusanti in nessuna origine nazionale o cultura religiosa.
Al contrario, ogni religione dovrebbe essere considerata
come un ostacolo all'uso della violenza perché
il messaggio religioso è un messaggio di pace,
di amore per gli altri, di rispetto per tutti gli esseri
umani. Questa concezione positiva della religione deve
essere la base di ogni politica della multiculturalità
e di ogni applicazione della legge.
L'altro aspetto che va sottolineato con forza è
che, seguendo questa ideologia del multiculturalismo,
le donne e i soggetti più deboli sono destinati
a restare vittime della prepotenza maschile, e dei più
forti.
(...) Infine, si deve considerare particolarmente grave
e pericolosa l'ideologia del multicultiralismo che emerge
dalle pronunce giudiziarie riportate, perché da
essa scaturisce una possibile frattura degli ordinamenti
europei occidentali che subirebbero in questo modo un
regresso di secoli.
(...) Se si insegue l'ideologia multiculturalista, agli
immigrati non si applicherebbero le nostre Costituzioni,
le carte internazionali sui diritti umani, i principi
fondamentali dell'eguaglianza delle persone. Verrebbe
meno tutto un cammino storico di giustizia e di eguaglianza
che l'Occidente ha percorso in lunghi secoli della sua
storia, verrebbe meno l'universalità dei diritti
dell'uomo proclamata solennemente nel 1948 dall'Onu, verrebbe
meno quel traguardo di umanità e di rispetto della
persona che vorremmo fosse esteso in tutto il mondo, a
tutti i popoli, a tutti gli individui. |