EBOLI
Khamel è marocchino, ha poco più
di trent’anni ed è di fede musulmana. Tempo
fa qualcuno gli mozzò quattro dita di una mano.
Erano musulmani anche gli autori di quella mutilazione,
in giro si disse che aveva rubato denaro alla comunità
che lo ospitava; qualcun altro avanzò il sospetto
che invece che avesse sgarrato, vendendo spiccioli di
"fumo" senza permesso. I giornali liquidarono
la faccenda secondo canoni interpretativi classici Khamel
ebbe pure il suo quarto d’ora di celebrità,
lo intervistarono e lo fotografarono nel letto d'ospedale
dove "occidentalissimi" medici e infermieri
avevano impedito che morisse dissanguato.
LA LEGGE CORANICA
A qualche titolo rimando generico alla sharia (là
legge coranica) non seguirono approfondimenti, le indagini
si chiusero rapidamente. Khamel viveva, e vive, in quella
parte d'Italia che registra la più alta concentrazione
di extracomunitari di fede islamica, preceduta solo dal
circondario dì Brescia: precisamente tra San Nicola
Varco e il complesso industriale dismesso dell’'ex
Appof, nel comune di Eboli, al centro della piana divisa
dal fiume Sele, il polmone dell'economia agricola del
territorio tra Paesturn e Salerno. Di loro raccontano,
c'è un bisogno assoluto, altrimenti nei campi a
lavorare non ci va nessuno più. Kharnèl
viveva (e vive) in mezzo a migliaia di "fratelli",
che da anni transitano da lì per poi virare verso
Francia, Germania, Olanda e Inghilterra Comprano i permessi
di soggiorno (3 o 4mila euro) da imprenditori e latifondisti
che ormai alle coltivazioni hanno preferito guadagni più
facili. Arrivano con in tasca un contratto pagato anticipatamente,
salvo poi non aver mai visto neppure per un secondo né
l'azienda, né l’imprenditore che l’ha
chiamato. Sono - e diventano - perlopiù clandestini.
Sarà stato pure un regolamento di conti o la "meritata"
punizione per il furto di denaro alla comunità
marocchina (non al singolo individuo ma alla comunità,
loro la chiamano umma) sta di fatto che a Khamel le dita
le fecero saltare a colpi di scimitarra, proprio li a
Eboli, dove s'è fermato Cristo: se fossero stati
in un villaggio della provincia di Rabat o di Algeri era
lo stesso, la legge è uguale per tutti, ovunque.
Una decina di giorni fa poi, sulla litoranea che divide
il mare dai campi hanno trovato Abdellah Gangoch, 28 anni,
marocchino, con la gola tagliata, ucciso da due individui
che i carabinieri acciufferanno appena 48 ore dopo: bosniaci
o kosovari, verosimilmente musulmani pure loro. Qualcuno
insinua il dubbio che non sia stata una rissa tra ubriachi,
come è stata subito rubricata la vicenda, a far
sgozzare Abdellah come un agnello: si evoca ancora una
volta la sharia e, del resto, questa, pratica sembra all'ordine
del giorno nella comunità islamica della zona.
Di tanto in tanto saltano fuori storie come queste ma
nessuno riesce a stabilire cosa stia accadendo. Perché?
A San Nicola Varco e all'ex Appof perfino i carabinieri
hanno difficoltà a entrarvi, se non adeguatamente
attrezzati. Si provi a immaginare un'area di 10 mila metri
zeppa di clandestini impauriti che fanno paura a loro
volta, dove ne vivono 2 mila in condizioni aberranti:
c'è da rabbrividire davanti a tanta promiscuità,
senza considerare il periodo della raccolta estiva, quando
la struttura che doveva diventare una centrale ortofrutticola
(già costata 15 milioni di euro) rischia di scoppiare
per l'arrivo di altrettanti immigrati. Sono anni che va
così: cose persone e armi, droga e prostitute,
terroristi veri o aspiranti, mischiati a poveri cristi
che rimangono sempre tali.
I PROSELITI DELL'IMAM
Tra montagne di rifiuti di ogni genere (è pur sempre
Campania) senza acqua né elettricità, ci
sono centinaia dì celle ricavate sulle pareti e
usate come case, alternate a stanzoni enormi dove si ammassano
centinaia di persone. Spesso con loro c'è Rachid
Ahmadia, l'imam algerino di Salerno entrato nel cuore
del vescovo locale (il metropolita Gerardo Pierro, iscritto
al Pd e renitente al motu proprio di Benedetto XVI) che
con lui organizza incontri per il dialogo interreligioso
tanto da farlo "esibire" dal pulpito delle chiese.
Tutto civile e corretto, ognuno ha il diritto di professare
la propria religione. C'è solo un particolare però:
quell'imam (che lavora nel Comune grazie a uno dei soliti
progetti della Regione per la "mediazione culturale")
che cura le anime di San Nicola Varco accanto al muezzin
di turno che chiama alla preghiera nella moschea attrezzata
(quella sì) all'interno del lager, è uno
degli unici due membri della Consulta islamica istituita
al ministero degli Interni, che si rifiutarono dì
sottoscrivere la Carta dei valori. L'altro fu il rappresentante
dell'Ucooi. La Cgil li coccola da anni, il sindaco di
Rifondazione comunista che ha governato fino a 2 anni
fa, sfilò in corteo quando un immigrato fu accidentalmente
ucciso da un carabiniere durante un'operazione notturna,
salì sul palco con una kefiah e mise sotto pressione
l'Arma spalleggiato dalle solite Arci, Altritalia e comboniani
alla don Vìtaliano. Quello che c'è ora,
uno del Pd, più che mettersi le mani nei capelli
non può fare. Il Comune non è proprietario,
lo è la Regione che l'ha rilevato dal ministero
dell'Agricoltura con Pecoraro Scanio (primo governo Prodi).
SOSTEGNI ALLA COMUNITÀ
Poi succede che, come alcuni giorni fa alle 5 del mattino,
piombino i reparti speciali del Ros e prelevino un tale
Zhorgame Lakhadar, 38 anni, algerino. Nella sua cella
di San Nicola Varco aveva nascosto 13 mila biglietti da
cento euro falsi. Nello stesso istante 4 suoi connazionali
venivano arrestati a Napoli. Sono tutti sospettati di
appartenere al Gruppo islamico armato, al Gruppo salafita
per la predicazione e il combattimento e ad Aqim (l'Al
Qaeda del Maghreb): quei soldi, una minima parte del flusso
continuo di denaro, servivano a finanziare il terrorismo.
Li fabbrica la camorra e loro sanno come e dove comprarli,
insieme a documenti e passaporti. Lo dice il procuratore
capo di Napoli Giandomenico Lepore. Ma nessuno vuole ascoltare.
È politicamente scorretto far notare che c'è
altro oltre all'accoglienza. La Regione ha stanzialo altri
2 milioni di euro a sostegno della comunità magrebina:
avevano dimenticato, forse, dì averne destinato
alcune centinaia per un polo agroalimentare che non nascerà
mai. Almeno finché Allah non lo consente. |