|
|
|
|
IN
NOME DELLA REPUBBLICA EQUITALIANA |
di
Giancarlo Loquenzi
(articolo tratto da "l'Occidentale" - Gennaio
2012)
|
|
Mi perdonerete
lo sfogo personale, ma in un blog anche questo può
essere permesso. Anche perchè non ne posso più
di leggere sui giornali di grandi rivoluzioni nel rapporto
tra cittadini e pubblica amministrazione e ogni volta scoprire
che non è cambiato nulla. Piccole storie come questa
che sto per raccontare alla fine fanno la differenza non
solo sul nostro umore quotidiano ma anche sul Pil annuale.
Allora, trovo l’avviso di raccomandata nella cassetta
delle lettere e capisco che viene da Equitalia: la giornata
già comincia male. Mi precipito alla posta e faccio
una fila di mezz’ora per ritirare una letterina in
cui si dice che la pratica che mi riguarda si trova alla
Cassa Comunale. Bene, anzi male.
Arrivo in via Petroselli, dall’altra parte della città,
dove sembra di fare un viaggio in dietro nel tempo. Un signore
molto compunto strappa i biglietti della fila e li consegna
alle persone in arrivo. A me tocca il 122 e stanno servendo
il 105: poteva andare peggio. Poi scopro che la fila che
mi accingo a fare serve solo a pagare 1,5 euro e ritirare
una ricevuta scritta a mano la quale mi consente di accedere
nel salone della Cassa e ritirare un altro bigliettino.
Questa volta mi arriva il 159 e siamo al 130 ma la fila
scorre molto più lentamente.
La prima cosa che si nota è che nessuno degli sportelli
è dotato di un computer: gli impiegati smuovono faldoni,
aprono registri, compilano a mano moduli con lenta e bella
calligrafia. I numeri scorrono lenti come gocce in una flebo.
Passa più di un’ora e viene chiamato il mio
numero: l’impiegato esamina la lettera di Equitalia,
la confronta con il documento, scrive numeri su un registro,
prende un timbro, lo imbeve sul tampone di inchiostro, schianta
il timbro sulla lettera, mi chiede di firmare. Immagino
che la trafila sia finita e che ora mi verrà consegnata
la ferale cartella con i pagamenti dovuti. Intanto uno pensa:
centinaia? Migliaia? Decine di migliaia? Potrò rateizzare?
Scappo all’estero?
L’impiegato fa passare il numero successivo e mi dice
che un collega è andato a cercare la mia pratica.
Passano altri dieci minuti e sento chiamare il mio nome,
un altro impiegato mi passa una busta da sopra il vetro
che ci separa e poi continua a gridare altri nomi.
Non vi dirò del contenuto della cartella esattoriale
anche perché non l’ho ancora capita. Ma ho
qualche domanda da fare a chi parla di semplificazione,
informatizzazione, certificati on-line, sportelli unici
e quant’altro…
Perché non mi hanno lasciato la cartella nella cassetta
delle lettere? Se proprio bisognava andare alla Posta perché
non mi hanno fatto trovare la cartella già lì?
O se tutto deve passare per la Cassa Comunale perché
non mi hanno lasciato un avviso per ritirarla direttamente
a via Petroselli? E perché bisogna fare una fila
per pagare 1,5 euro diversa da quella in cui si ritira il
documento? E perchè la pratica non è informatizzata
in modo che possa essere rapidamente stampata e consegnata
all’utente, risparmiando sull’impiegato che
si inerpica su e giù per gli scaffali? E perché
la pratica non poteva essermi mandata direttamente via mail
visto che mi hanno anche costretto ad aprire la mail certificata…?
E infine mi chiedo: quanto è costata – in termini
di risorse economiche e lavorative - la procedura per recuperare
il mio debito?
P.S. Per capire le istruzioni per fare ricorso contro il
pagamento servono un paio di lauree, e inoltre c’è
questo strano dettaglio: “se l’importo contestato
è pari o superiore a 2.582,28(!) euro il contribuente
deve essere obbligatoriamente assistito da un difensore
appartenente a una delle categorie previste dalla legge
/art.12, comma 2 del d.lgs n. 546/1992”. Vi sembra
un paese normale? |
Segnala
ad un amico |
COMMENTA
L'ARTICOLO
|
|
|
| COMMENTI |
- - - |
| |
| |
| |
|
|
 |
 |
Noi
siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà
occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa
alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. |
|
 |
Siamo
impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi
nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
al cuore dei suoi cittadini. |
|
 |
| Siamo
impegnati ad affermare il valore della famiglia quale
società naturale fondata sul matrimonio, da tenere
protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione
o legame. |
|
 |
Siamo
impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati
in nome della condivisione dei valori e dei princìpi
della nostra Costituzione, senza più accettare
che il diritto delle comunità prevalga su quello
degli individui che le compongono.
|
|
 |
Siamo
impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento
alla morte naturale, a considerare il nascituro come
"qualcuno", titolare di diritti che devono
essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa"
facilmente sacrificabile per fini diversi. |
|
 |
Siamo
impegnati a diffondere la libertà e la democrazia
quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente
quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al
prezzo della schiavitù di molti che possono vivere
i privilegi di pochi. |
|
 |
Siamo
impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e
Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare
la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.
|
|
 |
Siamo
impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo
come un crimine contro l'umanità, a privarlo
di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte
le organizzazioni che attentano alla vita dei civili,
a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati
a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine
che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno
così come all'estero. |
|
|
|
|
| |
|