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CYBER BULLISMO, LA NUOVA FRONTIERA DEL DISAGIO GIOVANILE
Fenomeno in crescita, attraverso l’uso di telefonini e internet.
Telefonate mute e insulti via chat, soprattutto attraverso il programma di Microsoft Messenger. E poi riprese con il videofonino di pestaggi o scene compromettenti, che spesso vengono scagliati nell’oceano di internet in pasto ai curiosi. Esplode in Lucchesia il fenomeno del “Cyber bullismo”. A dirlo è una ricerca a campione promossa dalla Provincia, ma di certo si tratta di una piaga che riguarda anche il resto della Penisola. Cambiano i tempi, dunque, ma il malessere dei nostri ragazzi resta e, anzi, aumenta visto che alle aggressioni e agli insulti diretti si aggiungono oggi quelli on line. La nostra associazione l’ha denunciato tante volte: il bullismo è un fenomeno pericoloso ed in costante crescita, di pari passo con la diffusione della tecnologia. E, contrariamente a quanto si possa credere, investe molto da vicino pure il mondo giovanile femminile, i cui contrasti interni sfociano, ogni giorno di più, in atti di violenza sempre meno celati. Il “cyberbulling” riguarda gli italiani, ma non solo loro: negli Stati Uniti, ad esempio, si registrano percentuali di diffusione assai elevate di attacchi intenzionali e ripetuti a una vittima, attraverso mezzi elettronici. La pubblicazione in rete di certe informazioni può esser devastante: un’offesa o un oggetto compromettente possono essere visti e replicati in decine, centinaia di luoghi virtuali. L’uso del nickname, inoltre, consente quasi sempre all’aggressore di tenere nascosta la propria identità, il che porta alcuni a non avere limiti, purtroppo fino a spingere qualcuno a minacciare di morte un coetaneo. I giovani bulli si sentono protetti dal computer, perché non c’è un faccia a faccia e questo rende più crudeli. C’è poi un altro aspetto: il computer in camera è considerato dal ragazzo un mezzo privato, su cui gli adulti spesso non hanno alcun controllo. Sempre in tema di rete, è di questi giorni la scoperta di un gruppo di persone che su Facebook, incita alle violenze di gruppo sulle donne. Frasi deliranti, che hanno creato lo sdegno bipartisan dei politici e costretto a intervenire anche il presidente del Senato, il quale ha chiesto l’intervento urgente del Governo. Storie come queste invitano a profonde riflessioni: la prima, quasi scontata, è la necessità per i genitori di proteggere con maggiore cura i propri figli, in un’età delicata come quella dell’adolescenza, dove le inquietudini possono sfociare nei sentimenti e nelle azioni più estreme. Fondamentale, in questo campo, è anche il ruolo svolto dal mondo della Chiesa e da quello dello sport, la cui capacità aggregativa, spesso, può garantire quel senso di sicurezza che padre e madre, a volte, non riescono a fornire da soli. In sostanza, occorre recuperare, e al più presto, i valori cardine della nostra cultura. E chi ne fa parte deve compattarsi in un fronte unico, al fine di fornire ai nostri figli gli insegnamenti necessari per evitare quella situazione di sbando in cui molti di loro si trovano oggi. L’altro pensiero, invece, è rivolto all’uso di internet, l’invenzione più sconvolgente degli ultimi anni. Una grande innovazione, certo, una possibilità straordinaria di aprire a tutti le porte del mondo, non c’è dubbio, ma anche tante perplessità e controindicazioni che nascono da un uso errato di questo strumento. Un “mostro” cresciuto troppo e troppo in fretta, senza freni e, di conseguenza, privo di controlli. I nostri ragazzi vi si trovano proiettati senza filtri, né barriere, in balia di foto, video e indirizzi che possono rappresentare un terribile pericolo per la stabilità delle loro fragili menti. E’ giusto? O forse sarebbe il caso di rivedere l’intero sistema di accesso e smistamento delle informazioni?

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OCCIDENS - periodico di cultura, politica, società - Reg. Tribunale di Lucca n° 902 del 26/08/2009 - Direttore Responsabile: Mauro Giovanni Celli

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