|
|
|
|
IL
MONDO SOFFRE PER MANCANZA DI PENSIERO |
di
Fabrizio Dafano
(Docente Universitario di Psicologia del
lavoro e delle organizzazioni)
|
|
Accade
sempre più frequentemente di assistere ad attacchi,
spesso violenti e immotivati, da parte della maggior parte
dei mass media, alle opinioni provenienti dal magistero
della Chiesa, anche rispetto a temi di natura sociale ed
economica sui quali sembra, invece, esser concessa a chiunque
la possibilità di esprimersi senza particolari rilievi
critici. Basta guardare un qualsiasi contenitore del palinsesto
televisivo per constatare come sedicenti politologi e improvvisati
maître à penser, seduti in ordine sparso tra
vallette e tronisti, tuonino contro ogni, seppur larvato,
tentativo da parte di chiunque di introdurre un principio,
un criterio che possa risultare solo lontano parente di
un’etica assolutistica e, dunque, avverso all’ideologia
imperante – questa sì assolutistica –
del relativismo e dell’indifferentismo. Cioè,
tradotto in parole povere, quell’approccio ideologico
in realtà derivante dalla incapacità di assumersi
le responsabilità originate dal credere in qualcosa
di trascendente e di stabile, anche in una prospettiva storicistica.
Eppure, la dottrina sociale della Chiesa – così
è definito l’insieme dei principi elaborati
ed espressi dal magistero cattolico in ordine ai problemi
di natura sociale ed economica manifestatisi nella società
moderna – rivela, se solo ci si prendesse la briga
di ascoltarla o, addirittura, di leggerla, un’apertura
ed un equilibrio tali da farne comprendere immediatamente,
grazie anche ad uno stile di alta divulgazione, la profondità
delle analisi. Prendiamo in esame, per esempio, quanto sostenuto
dall’attuale Pontefice nell’ultima enciclica
“Caritas in veritate”, riguardo il concetto
di imprenditorialità.
“Le attuali dinamiche economiche internazionali, caratterizzate
da gravi distorsioni e disfunzioni, richiedono profondi
cambiamenti anche nel modo di intendere l’impresa.
Vecchie modalità della vita imprenditoriale vengono
meno, ma altre promettenti si profilano all’orizzonte.
Uno dei rischi maggiori è senz’altro che l’impresa
risponda quasi esclusivamente a chi in essa investe e finisca
così per ridurre la sua valenza sociale. (…)
la gestione dell’impresa non può tener conto
degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve
anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti
che contribuiscono alla vita dell’impresa: i lavoratori,
i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la
comunità di riferimento (Benedetto XVI, 2009, pp.
62-63).” Ne emerge una vera e propria concezione di
governance dell’impresa – inclusiva anche dei
paradigmi delle attuali teorie sulla centralità degli
stakeholders (soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa)
– decisamente ispirata a principi di giustizia distributiva
e sociale e non esclusivamente commutativa (secondo la quale
i rapporti del dare e del ricevere sono tra soggetti paritetici,
regolati pertanto dalle sole leggi del mercato). Una concezione
del modo di intendere e di fare impresa della quale si potrebbe
ragionevolmente e proficuamente appropriare un simpatizzante,
se non addirittura un militante dell’estrema sinistra.
Il quale, però, ne sono sicuro, storcerebbe il naso
nel leggere (ma è un rischio solo ipotetico) quanto
espresso in seguito. “L’imprenditorialità,
prima di avere un significato professionale, ne ha uno umano.
Essa è inscritta in ogni lavoro, visto come ‘actus
personae’, per cui è bene che a ogni lavoratore
sia offerta la possibilità di dare il proprio apporto
in modo che egli stesso sappia lavorare ‘in proprio‘
(Benedetto XVI, 2009, p. 65)”. Si tratta qui di un
passaggio fondamentale: creare una mentalità diversa
in chi lavora. Essere, cioè, dentro il proprio lavoro.
Il lavoro non appartiene a chi lo crea, bensì a chi
lo svolge. L’imprenditore ha la responsabilità
di creare le condizioni organizzative che favoriscano un’interpretazione
piena del ruolo professionale, ma chi lo svolge deve maturare
la consapevolezza di fornire un contributo, o meglio ancora,
un servizio ad altri. Soltanto imprese che abbiano, a tutti
i livelli, al loro interno, persone con questo tipo di mentalità,
possono candidarsi ad operare proficuamente nel contesto
produttivo.
In conclusione, credo che la dottrina sociale della Chiesa
contenga una molteplicità di stimoli e di riflessioni
di elevatissimo livello, anche su temi tradizionalmente
deputati – ma non certo in via esclusiva – ad
altri, che potrebbero e dovrebbero essere di riferimento
assoluto per la costruzione di un mondo migliore e più
giusto.
Ma forse, anche qui, ha ragione il Pontefice, nel citare
Paolo VI che notava: “il mondo soffre per mancanza
di pensiero.” |
| |
|
Segnala
ad un amico |
|
| COMMENTI |
- - - |
| |
| |
| |
|
|
 |
 |
Noi
siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà
occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa
alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. |
|
 |
Siamo
impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi
nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
al cuore dei suoi cittadini. |
|
 |
| Siamo
impegnati ad affermare il valore della famiglia quale
società naturale fondata sul matrimonio, da tenere
protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione
o legame. |
|
 |
Siamo
impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati
in nome della condivisione dei valori e dei princìpi
della nostra Costituzione, senza più accettare
che il diritto delle comunità prevalga su quello
degli individui che le compongono.
|
|
 |
Siamo
impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento
alla morte naturale, a considerare il nascituro come
"qualcuno", titolare di diritti che devono
essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa"
facilmente sacrificabile per fini diversi. |
|
 |
Siamo
impegnati a diffondere la libertà e la democrazia
quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente
quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al
prezzo della schiavitù di molti che possono vivere
i privilegi di pochi. |
|
 |
Siamo
impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e
Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare
la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.
|
|
 |
Siamo
impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo
come un crimine contro l'umanità, a privarlo
di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte
le organizzazioni che attentano alla vita dei civili,
a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati
a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine
che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno
così come all'estero. |
|
| |
|