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L’ORGOGLIO
DELLE RADICI EUROPEE
UNA RIFLESSIONE NON PIU’ RINVIABILE |
di
Pierluigi Barrotta
(articolo tratto da "QN" - 28
Novembre 2008)
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Con
una decisione che non credo abbia precedenti, Benedetto
XVI ha autorizzato che l’ultima fatica letteraria
di Pera venisse arricchita da una lettera di suoi commenti.
Nella lettera, il Papa definisce il libro «di fondamentale
importanza» e sorretto da una «logica cogente»,
persino «inconfutabile». E veramente, paragonato
all’argomentare confuso di molta filosofia, non si
può non rimanere ammirati di fronte alla chiarezza
con cui Pera affronta temi complessi: i fondamenti del liberalismo,
il progetto di una costituzione europea e, infine, i pericoli
del relativismo e del multiculturalismo. Di fronte a queste
tre ampie tematiche e ai diversi problemi che esse sollevano,
Pera offre un’unica soluzione: l’Occidente deve
riscoprire l’orgoglio delle proprie radici cristiane.
Pera pone quesiti oggi non più eludibili.
Innanzitutto, la crisi del liberalismo. Per i padri fondatori
del liberalismo, l’idea che l’essere umano avesse
diritti inalienabili era comprensibile solo alla luce della
convinzione cristiana che tutti gli uomini sono uguali di
fronte a Dio. Possiamo conservare la teoria sacrificandone
il fondamento? Inoltre, è convinzione diffusa che
in una società ben ordinata non basta l’ossequio
formale alle leggi. C’è bisogno di virtù
civiche da parte dei cittadini. Perché allora non
dire che molte di queste virtù si trovano espresse
nella Bibbia e da questa hanno tratto alimento? E’
forse il caso di aggiungere che anche quei liberali che
non hanno voluto fondare il liberalismo sul cristianesimo
(si pensi agli illuministi scozzesi) avevano ben presente
che le società liberali traggono giovamento dalla
diffusione della religione: un atteggiamento ben diverso
dalla aperta ostilità del laicismo contemporaneo.
Altro quesito posto da Pera riguarda il futuro dell’Europa.
Con il recente progetto di una Costituzione europea si è
cercato di dare un’identità all’Europa
senza riferirsi alla sua storia, che si è sviluppata
con il cristianesimo. Ma possiamo avere una identità
specificamente europea se ci si limita ad elencare valori
e principi volutamente cosmopoliti? Il cosiddetto patriottismo
costituzionale sembra basarsi proprio sul tentativo di conciliare
ciò che non può essere conciliato. Infine,
e questo è il terzo tema, Pera si chiede come possiamo
integrare lo straniero nella nostra cultura quando noi stessi
non ne abbiamo più fiducia. Nel nome del multiculturalismo,
per anni si è rinunciato alle politiche di integrazione.
Il risultato è stata la creazione di comunità
ghettizzate, che ci guardano con ostilità. Il ripensamento
che è stato avviato in molti paesi europei, dalla
Gran Bretagna all’Olanda, è salutare, ma dobbiamo
essere consapevoli dei suoi presupposti culturali, che richiedono
il rifiuto del relativismo.
Leggendolo, il saggio di Pera mi ha fatto tornare in mente
un libro famoso: The Closing of the American Mind,
con cui Allan Bloom attaccò la dissoluzione in Occidente
della fede in valori oggettivi.
Bloom fu criticato da tutta l’intellighenzia “politicamente
corretta”, salvo essere successivamente rivalutato.
Si spera che il saggio di Pera, con il suo stile pacato,
abbia migliore fortuna. |
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| COMMENTI |
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occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
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nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
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