Il
Parlamento del quale faccio parte si è intrattenuto
a lungo sul diametro delle albicocche. Abbiamo fatto norme
per stabilire che la camicia da notte può essere
usata anche di giorno e quale altezza da terra deve avere
la targa posteriore di un rimorchio. Certo, può
essere giustificato un processo di armonizzazione di pesi,
misure, elementi e fattori che contraddistinguono la vita
civile ed economica dei nostri Paesi, ma perché,
a un certo punto, abbiamo scelto di privilegiare questo
tipo di attività anziché rimanere sull’essenziale?
Spesso sentiamo dire che l’Europa è terra
di diritti civili. Di questo l’Europa s’inorgoglisce
e inasprisce il proprio giudizio, rampogna gli Stati Uniti
sul tema della pena di morte. Condanniamo tutto e tutti
in nome dei diritti umani. Ma nello stesso tempo non siamo
capaci di esercitare pressioni reali dove questi diritti
umani vengono sistematicamente violati.
Questa mia riflessione serve per sottolineare un’involuzione
psicologica avvenuta all’indomani del crollo del
comunismo. Con il 1989 l’Europa, da conglomerato
istituzionale baluardo della libertà di fronte
al grande mostro del socialismo reale dell’Est,
diventa vittima di una sorta di “sindrome di Stoccolma”,
prigioniera di quella mentalità da cortina di ferro
che rimproverava fino a un attimo prima a chi stava a
Est.
Cercherò di esemplificare questa singolare condizione
di un’Europa che ha paura di se stessa e del significato
della propria iniziativa politica, e che teme di potere
assicurare una prospettiva di prosperità e di bene
comune alla generazione che cresce. De Gasperi, Schuman
e Adenauer furono capaci di articolare il loro progetto
politico quasi come una sorta di antidoto contro l’ideologia
e di promuoverlo in termini di speranza profetica. E'
ancora valida questa visione? Ci aiuta a rispondere ai
bisogni dell’uomo di oggi? Degli europei di oggi?
Le istituzioni europee sono oggi un luogo dove vige un
pregiudizio nei confronti del cristianesimo. Negli ultimi
dieci anni il Parlamento europeo ha condannato il Papa
e la Santa Sede per violazione dei diritti umani fino
a trenta volte. Cuba e la Cina non più di dieci.
In queste istituzioni la teorizzazione sulla famiglia,
in tutte le formulazioni possibili e immaginabili, purché
non quella tra un uomo e una donna, ha raggiunto livelli
di elaborazione talmente complessi da giustificare l’interrogativo
sulla sensatezza delle istituzioni stesse.
Considerando le relazioni, le proposte di risoluzione,
le interrogazioni e le dichiarazioni scritte presentate
da parlamentari europei dal 1994 al 2007, notiamo come
la Chiesa o le posizioni del Vaticano abbiano subìto
ben 64 attacchi, con l’intenzione di far passare
per “fondamentalista” la semplice espressione
di un credo religioso. Non ultimo il tentativo, sventato
dal Ppe, con cui nell’aprile 2007 socialisti, verdi,
liberali e comunisti hanno tentato di far condannare dal
Parlamento europeo il Presidente della Cei, mons. Bagnasco,
in occasione della risoluzione contro l’omofobia.
Oggi il progetto europeo vive tante e tali contraddizioni
che invece di essere presentato come una risposta positiva,
appare come una sorta d’insensato agglomerato. Di
mezzo non c’è una dialettica politica fine
a sé stessa, ma la sopravvivenza di un’esperienza
di un popolo.
L’Europa deve tornare a capire che la possibilità
di costruire opzioni adeguate per l’uomo di oggi
e di domani risiede nel rapporto tra diritto di natura
e politica. Diversamente, sempre più finiremo con
l’infierire non tanto sul quel progetto politico
che chiamiamo Europa, ma sull’esperienza degli uomini
che ne fanno parte.
Il futuro dell’Europa si pone a questo livello.
Dobbiamo essere capaci di dire, vincendo la battaglia
con fondamentalismi e relativismi, ciò che siamo
e in che cosa crediamo. E l’Europa nasce cristiana,
non possiamo lasciarla preda di mistificazioni e strumentalizzazioni.
Basti un esempio. Ogni popolo e ogni organizzazione politica
sono simboleggiati da bandiere che ne caratterizzano l’identità
collettiva. L’Europa si riconosce nel vessillo blu
con dodici stelle che sventola sui nostri palazzi pubblici
e compare sulle targhe delle nostre auto. La bandiera,
adottata nel 1955 dal Consiglio d’Europa, è
stata confermata come simbolo dell’Unione europea
nel Trattato costituzionale siglato a Roma il 29 ottobre
2004. Trattato, poi rigettato dai referendum francese
e olandese, in cui non fu inserito il riconoscimento delle
radici cristiane dell’Europa.
Non tutti lo sanno, ma quelle dodici stelle provengono
dalla devozione alla Vergine Maria e sono svincolate dal
numero degli Stati aderenti. Non tutti lo sanno perché
la vera origine della bandiera a dodici stelle è
oggetto di una mistificazione orchestrata all’interno
delle istituzioni comunitarie. Basta visitare il sito
ufficiale dell’Ue per leggere che «la corona
di stelle dorate rappresenta la solidarietà e l’armonia
tra i popoli d’Europa» o che «in varie
tradizioni, il dodici è un numero simbolico che
rappresentata la completezza». Il sito Ue continua
la sua spiegazione affermando che «si tratta inoltre
ovviamente del numero dei mesi dell’anno e delle
ore indicate sul quadrante dell’orologio. Il cerchio
è tra l’altro un simbolo di unità».
Sono mistificazioni su cui occorre far chiarezza.
Il concorso di idee, bandito nel 1950 dal Consiglio d’Europa,
fu vinto da un pittore allora poco noto, Arsène
Heits, che propose dodici stelle bianche disposte in cerchio
su sfondo blu. Arsène Heits trasse lo spunto per
il bozzetto della bandiera dalla cosiddetta “Medaglia
miracolosa” che portava al collo. Questa medaglia
era stata coniata dopo l’apparizione della Madonna
a Catherine Labouré nel 1830; fu la Madonna stessa
che indicò alla religiosa di rappresentare sulla
medaglia le dodici stelle della corona posta sul capo
della donna dell’Apocalisse. Arsène Heits
alla commissione non svelò la provenienza biblica
del simbolo (lo ammise solo in seguito), ma sostenne che
il 12 era, per la sapienza antica, un «simbolo di
pienezza». Questa lettura passò e il numero
è stato confermato nel Trattato costituzionale.
Il Consiglio d’Europa incoraggiò le altre
istituzioni europee ad adottare la bandiera e nel 1983
il Parlamento europeo accolse l’invito. Nel 1985
la bandiera venne adottata da tutti i capi di Stato e
di governo come emblema ufficiale dell’Unione europea,
denominata all’epoca Comunità europea.
L’adozione ufficiale della bandiera fu sancita con
una solenne cerimonia, messa a calendario tenendo conto
esclusivamente degli impegni dei politici che componevano
il Comitato dei ministri e che si svolse l’8 dicembre
del 1955, festa dell’Immacolata Concezione, giorno
che per tutti i leader coinvolti era casualmente libero
da altri impegni. Sembra quasi che Dio sapesse già
che non sarebbe riuscito a inserire le radici cristiane
nel famoso preambolo della Costituzione europea. Per cui
con cinquant’anni d’anticipo si è messo
nella bandiera. |