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MA
L'EUROPA E' ANCORA IN EUROPA ? |
di
Alain Finkielkraut
(articolo tratto da "Il Giornale"
- Luglio 2008)
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Alla
domanda «che cos’è l’Europa?»
un numero impressionante di pensatori, giornalisti, cittadini
e responsabili politici europei reagiscono affermando che
non esiste una risposta, o meglio che nessuna risposta deve
essere fornita. L’Europa, dicono, non è nulla
di tangibile e questo nulla - lungi dal rappresentare un
handicap - è il suo mandato, la sua vocazione, la
sua virtù tardiva e cardinale.
Il filosofo francese Jean-Marc Ferry definisce l’Europa
un’identità il cui principio è legato
alla sua disposizione ad aprirsi alle altre identità.
L’Europa, l’essere europei significherebbe dunque
non dovere nulla alla propria origine ed essere sradicati
da se stessi.
Questo modo di percepire, di pensare l’Europa è
dovuto al trauma di Auschwitz. La forma apocalittica che
ha assunto l’esclusione dell’Altro nei campi
della morte potrebbe essere riscattata dall’avvento
di un’umanità che nessun dissidio interiore
sarebbe in grado di fragilizzare o dividere. E l’Europa,
essendo appunto stata il luogo del crimine, deve dare l’esempio
ed espiare il crimine cancellando il luogo. L’unica
identità che può accettare è quella
del ripudio di ogni brama identitaria; per non cedere nuovamente
alla tentazione dell’esclusione deve optare per la
strada redentrice dell’indeterminatezza. Fuggire lontani
dall’appartenenza: questa sarebbe la missione civilizzatrice
e, innanzitutto, auto-civilizzatrice che si attribuisce
l’Europa del «dovere di memoria».
Ed è sorretti da questa definizione della non-definizione
che i sostenitori dell’integrazione della Turchia
nell’Unione Europea hanno accusato i loro avversari
di lasciarsi guidare dalla retorica reazionaria della provenienza.
«Coloro che vogliono i turchi fuori dall’Ue
scoprono il radicamento dell’Europa nell’occidente
cristiano», dicono con sarcasmo. Questo radicamento
rappresenterebbe ai loro occhi una caduta, anzi una ricaduta.
Chiedersi se la Turchia fa parte dell’Europa - ovvero
se questo Paese è rimasto ai margini del cosiddetto
concerto europeo o se ha condiviso le esperienze che hanno
modellato il vecchio continente e che gli hanno conferito
la sua particolare fisionomia: il Cristianesimo, il Rinascimento,
la Riforma, la Controriforma, l’Illuminismo, il Romanticismo
- vuol dire dimenticare che la stessa Europa non fa più
parte dell’Europa e che questo distacco la libera
finalmente dalla sua storia sanguinosa.
L’Europa deve fare di tutto per impedire il ritorno
dei suoi vecchi demoni. Ma lo sta facendo bene? Cosa significa
veramente questa sua proclamazione di apertura? Rinchiudere
l’Altro (in questo caso la Turchia) nell’alternativa
tra inclusione ed esclusione non significa rispettarlo in
quanto Altro bensì militare attivamente in favore
di un mondo privo di alterità. Significa istituire,
sotto l’egida del diritto, dell’economia e della
morale, l’impero dell’Identico.
«Non sono nulla, dunque sono tutto», afferma
oggi l’Europa autocritica, pentita, postnazionale
e, in un certo senso, post-europea. A questa xenofilia senza
xenos si aggiunge l’esercizio di una memoria che dimentica
tutto quello che non è stato criminale. In nome di
Auschwitz, l’Europa, in quanto esperienza e destino,
viene sostituita dall’Europa delle regole, delle procedure
e dello sciovinismo di un presente che fonda il suo regno
sulle macerie del nazionalismo e dell’etnocentrismo.
Prima di noi il diluvio! Prima delle nostre attuali instancabili
lotte contro ogni discriminazione, il razzismo, l’antisemitismo,
la misoginia, l’omofobia, la colonizzazione, la schiavitù
regnavano, insieme o alternativamente, nel territorio europeo.
Questa Europa della memoria è un’Europa della
tabula rasa. Questa Europa dell’apertura è
un’Europa chiusa a tutto quello che non è,
qui e ora, come lei.
Esiste tuttavia un’altra modalità del dovere
di memoria: la cultura. Come ha scritto il filosofo Alain
«l’uomo vive in società non perché
eredita dall’uomo ma perché commemora l’uomo.
Commemorare vuol dire far rivivere quello che vi è
di grande nei morti, e nei morti più grandi».
Questo utilizzo della memoria è oggi in disuso. Se
l’Europa si allontana da se stessa senza cedere ad
alcun tipo di nostalgia non è solo perché
è ancora abitata dalle atrocità del ventesimo
secolo ma perché, purtroppo, la cultura - questa
grande mediazione dell’arte, questo tentativo di capire
attraverso i nostri morti cosa siamo e cosa rappresenta
la vita, ovvero quello che contraddistingueva l’umanesimo
europeo - non ha più nessuna importanza nel vecchio
continente.
In un rapporto che presenta 314 proposte per favorire la
crescita, consegnato recentemente al presidente della Repubblica
francese da una commissione internazionale di esperti, diretta
da Jacques Attali, viene scritto e ripetuto che l’attuale
organizzazione dell’insegnamento è sbagliata
perché favorisce l’attitudine dei bambini ad
imparare conoscenze accademiche a memoria invece di facilitare
lo sviluppo della loro creatività, delle loro doti
linguistiche, informatiche, artistiche e sportive. L’Europa
non ha più il tempo e la voglia di guardarsi indietro.
Altri compiti, più impellenti, l’occupano e
la preoccupano: l’accesso a tutte le informazioni
disponibili su Internet, l’adattamento all’economia
mondializzata, il benessere dei consumatori. Questa Europa
hyper-connessa è sinceramente convinta che è
la sua umanità a distaccarla dalle sue radici identitarie,
a spingerla a rinnegare o a trascendere le proprie frontiere.
In realtà, è per mancanza di umanesimo che
tutto questo accade. |
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| COMMENTI |
17-12-2009
• FRANCO MASINI
Tanto tempo fa, quando ancora navigavo, visitando
le coste dell'East and South Africa (lo trovate descritto
nel libro, "Viaggio liungo le coste dell'Africa"
che potete trovare a "Ilmiolibro.it", a Vetrina,
quindi in ricerca per autore: Franco Masini)notai la differenza
fra i bianchi e i neri quando mi accorsi che, (come scritto
nel racconto)la notte, i neri venivano lasciati in strada,
accovacciati per terra a far la guardia al palazzo.... dei
bianchi. "Pensare che questi erano i veri padroni
della casda!". A quel tempo c'era "l'Aparthaid"
e sugli autobus cittadini a chiare lettere si leggeva: Riservato
ai bianchi i neri devono salire sull'Upperdeck. on vorrei
che l'Europa significasse questo. Un simile ritorno al
passato peraltro assai vergognoso che vedeva i bianchi Europei,per
lo più Inglesi, ma anche Portoghesi e Francesi, isolati
nei loro palazzi mentre i neri vivevano in baraccopoli o
bidonville o nei caratteristici Tucul. Europa deve, secondo
me, significare accoglienza e rispetto per tutti coloro
che sono costretti o desiderano emigrare per lavoro o per
sfuggire ad un pericolo di guerra. |
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Noi
siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà
occidentale come fonte di princìpi universali e
irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione
storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa
alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. |
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Siamo
impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi
nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità
europea la sua vera identità e la forza di parlare
al cuore dei suoi cittadini. |
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| Siamo
impegnati ad affermare il valore della famiglia quale
società naturale fondata sul matrimonio, da tenere
protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione
o legame. |
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Siamo
impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati
in nome della condivisione dei valori e dei princìpi
della nostra Costituzione, senza più accettare
che il diritto delle comunità prevalga su quello
degli individui che le compongono.
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Siamo
impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento
alla morte naturale, a considerare il nascituro come
"qualcuno", titolare di diritti che devono
essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa"
facilmente sacrificabile per fini diversi. |
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Siamo
impegnati a diffondere la libertà e la democrazia
quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente
quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al
prezzo della schiavitù di molti che possono vivere
i privilegi di pochi. |
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Siamo
impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e
Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare
la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.
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Siamo
impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo
come un crimine contro l'umanità, a privarlo
di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte
le organizzazioni che attentano alla vita dei civili,
a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati
a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine
che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno
così come all'estero. |
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